Il settore italiano delle macchine per costruzioni continua a confermarsi tra i comparti più dinamici e strategici dell’economia nazionale. È quanto emerge dalla nuova ricerca del CER (Centro Europa Ricerche) realizzata per Unacea e presentata a Veronafiere durante la 32ª edizione di SaMoTer 2026, il Salone internazionale triennale delle macchine per costruzioni in programma fino al 9 maggio.
Secondo lo studio, il comparto vale oggi 4 miliardi di euro di produzione, con 6mila addetti diretti che diventano circa 85mila considerando l’intero indotto. Numeri che testimoniano la rilevanza economica di un settore caratterizzato da forte innovazione tecnologica, alta produttività e spiccata vocazione internazionale.

Nel 2025 il mercato italiano ha raggiunto 26mila macchine vendute, quasi il doppio rispetto alle 13.500 del 2017. Dopo il picco registrato nel 2022 con 29.700 unità, il comparto si trova ora in una fase di normalizzazione: per il 2026 le previsioni indicano circa 25.500 unità vendute, con una lieve flessione del -1,9%.
A incidere sul rallentamento sono il quadro macroeconomico moderato, la frenata degli investimenti nelle costruzioni e i costi energetici ancora elevati. Nonostante ciò, l’Italia continua a distinguersi nel panorama europeo.
Il nostro Paese è infatti diventato nel 2025 il terzo mercato europeo per volumi di vendita, dietro Germania e Regno Unito ma davanti alla Francia, raggiungendo una quota del 15% del mercato continentale, contro il 9,6% del 2019. Tra il 2019 e il 2025 il mercato italiano è cresciuto del 38,8%, mentre la media europea ha registrato un calo del 9,4%.
Un ruolo decisivo è giocato anche dall’export. Nel 2025 il comparto ha registrato 3,2 miliardi di euro di esportazioni, contro 2,3 miliardi di importazioni, con un saldo commerciale positivo di 900 milioni di euro. Circa due terzi della produzione nazionale vengono destinati ai mercati esteri.
La ricerca evidenzia inoltre il legame sempre più stretto tra il settore delle macchine per costruzioni e la filiera edilizia e infrastrutturale. Le attività collegate — dall’ingegneria civile alla demolizione fino all’installazione di impianti — generano complessivamente 135 miliardi di euro di produzione e occupano circa 694mila addetti.

Sul fronte dell’innovazione, oltre il 35% delle imprese investe in ricerca e sviluppo, mentre una quota compresa tra il 35% e il 44% punta su digitalizzazione e nuove tecnologie per migliorare efficienza, sicurezza e produttività dei cantieri.
Durante il convegno sono intervenuti anche i rappresentanti di alcuni dei principali marchi presenti a SaMoTer. Tra i temi più ricorrenti, il ruolo del PNRR come motore degli investimenti infrastrutturali, la necessità di aumentare la produttività attraverso la tecnologia, ma anche le criticità legate ai costi energetici, alla logistica e alla complessità normativa.
Gianluca Calì di CGT Spa ha sottolineato come il mercato delle macchine per costruzioni sia strettamente legato all’andamento delle infrastrutture e come il PNRR abbia favorito una crescita significativa del comparto.
Luca Evangelista di Volvo CE ha evidenziato i risultati positivi del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei, parlando di una fase di assestamento più che di crisi.

Maurizio Tosi di Ammann Group ha invece richiamato l’attenzione sulle difficoltà burocratiche che rallentano gli investimenti, soprattutto nel settore delle macchine stradali.
Filippo Venieri di VF Venieri ha lanciato un appello a investire sui giovani e sulla formazione degli operatori del futuro, mentre Marco Ferroni di Kobelco Construction Machinery Europe e David Bazzi di Komatsu Italia hanno posto l’accento sulle difficoltà legate al contesto geopolitico e ai rincari dei componenti.
Nonostante le incertezze economiche, il settore guarda quindi ai prossimi anni con prudenza ma anche con fiducia, sostenuto da innovazione, infrastrutture e investimenti.
