Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona e Università di Verona protagoniste oggi a Roma, nella Sala Koch di Palazzo Madama, in occasione del seminario istituzionale dal titolo “Long Covid. Una malattia invalidante in attesa di definizione”, organizzato in collaborazione con IRCCS Lazzaro Spallanzani.
Ad aprire i lavori sono stati il presidente del Senato Ignazio La Russa e il senatore Andrea Crisanti. Tra i relatori anche la professoressa Evelina Tacconelli, che ha portato al tavolo nazionale l’esperienza clinica e scientifica maturata a Verona nella gestione delle sindromi post-infettive.
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come il Long Covid rappresenti una delle sfide sanitarie e sociali più complesse emerse dopo la pandemia, rendendo necessaria una revisione del tradizionale modello di presa in carico del paziente.
Verona tra i primi centri in Italia
L’AOUI è stata infatti tra le prime realtà italiane ad attivare un ambulatorio dedicato ai pazienti affetti da Long Covid, sviluppando parallelamente attività di raccolta dati e ricerca per comprendere l’evoluzione delle complicanze a lungo termine delle infezioni.
Un percorso portato avanti in stretta collaborazione con l’Università, da anni impegnata in progetti europei sulla preparedness pandemica e sullo studio delle conseguenze croniche delle infezioni, consolidando il proprio ruolo di riferimento nella rete internazionale della ricerca infettivologica.

Il seminario ha affrontato diversi aspetti della patologia: dall’epidemiologia ai meccanismi biologici, fino alle problematiche neurocognitive e pediatriche. Al centro del confronto anche l’urgenza di una definizione ufficiale del Long Covid, considerata necessaria per garantire percorsi assistenziali, tutele e riconoscimenti adeguati ai pazienti.
Particolare attenzione è stata dedicata all’impatto sociale, lavorativo ed economico delle sindromi post-infettive, ancora oggi spesso prive di un pieno riconoscimento nei sistemi sanitari europei.
“Serve una nuova visione della cura”
«Oggi non è più sufficiente trattare la malattia acuta e dimettere il paziente – ha dichiarato il direttore generale di Aoui Paolo Petralia –. Chi ha attraversato un’infezione grave può sviluppare conseguenze che si manifestano anche per mesi o anni. Aoui si muove con questa consapevolezza: accompagnare il paziente nel continuum di cura, costruendo ponti reali tra ospedale e territorio».
Sulla necessità di rafforzare la collaborazione internazionale si è soffermata anche la rettrice dell’Università di Verona Chiara Leardini. Secondo la professoressa Evelina Tacconelli, oggi è fondamentale superare una visione limitata alla sola fase acuta dell’infezione.
«È importante valutare i pazienti infettivologici nel loro complesso e oltre la malattia acuta. Le sindromi post-infettive non sono ancora riconosciute dalla maggior parte dei sistemi sanitari europei. La ricerca innovativa punta proprio a identificare i pazienti a rischio, comprendere i meccanismi della malattia e costruire piattaforme europee per sviluppare nuovi farmaci efficaci»
