( di Francesca Romana Riello) Cent’anni di ingegneria, un secolo che ha costruito Verona: le loro opere sono sotto gli occhi di tutti; i loro nomi molto meno. Eppure dietro il Mose di Venezia, la messa in sicurezza di Porta Borsari, l’Albero della Vita dell’Expo e decine di altri progetti che negli anni hanno cambiato il volto del territorio ci sono anche gli ingegneri veronesi. Venerdì a Rocca Sveva l’Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia ha celebrato i cento anni dalla fondazione, avvenuta il 5 settembre 1926, presentando il volume 100 anni di storia davanti a professionisti, istituzioni e rappresentanti del mondo accademico.

Gli iscritti oggi sono 3.010, contro i pochi pionieri che un secolo fa diedero vita all’Ordine. Un numero che racconta la crescita di una professione sviluppatasi insieme all’economia, all’industria e all’urbanistica veronese.

«L’ingegneria dialoga con i bisogni delle persone», ha spiegato il presidente Matteo Limoni. «Dalle infrastrutture agli edifici, dai sistemi produttivi alle tecnologie digitali, il suo contributo viaggia in parallelo alla ricerca della qualità della vita. L’ingegnere non è soltanto un tecnico ma un interprete del presente e un progettista del futuro».

Alla giornata hanno partecipato, tra gli altri, il consigliere comunale di Verona Carlo Beghini, il presidente della Provincia Flavio Pasini, la vicepresidente della Regione Veneto Elisa De Berti, il direttore interregionale dei Vigili del Fuoco Cristina D’Angelo e il dirigente vicario del comando provinciale dei Vigili del Fuoco Vincenzo Puccia.

Cent’anni di ingegneria, un secolo che ha costruito Verona
100 anni di storia, il libro dei cent’anni di storia dell’Ordine degli ingegneri di Verona e provincia

Le opere che raccontano un territorio

Il volume raccoglie decine di interventi che testimoniano il contributo degli ingegneri veronesi in ambiti molto diversi tra loro.

Tra i progetti più noti figura il Mose di Venezia, il sistema di 78 paratoie mobili progettato anche dall’ingegnere Alberto Scotti di Technital. C’è poi la messa in sicurezza idraulica di Porta Borsari, tra gli interventi più innovativi realizzati da Acque Veronesi con il contributo di Massimo Merzari.

Tra le opere ricordate anche l’Albero della Vita di Expo 2015, per il quale Emanuele Carini ha progettato gli impianti tecnologici. Lo stesso professionista ha firmato l’installazione “Dentro c’è l’Italia”, presentata all’ultimo Vinitaly.

Nel libro trovano spazio anche le strutture realizzate per la visita di Papa Benedetto XVI allo stadio Bentegodi nel 2006, la Stella di Piazza Bra, gli impianti tecnologici dell’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, la nuova scuola primaria di Colognola ai Colli e numerosi interventi nel campo dell’edilizia sostenibile, dell’innovazione informatica e della progettazione industriale.

Un elenco che attraversa settori molto diversi ma che restituisce la stessa immagine: quella di una professione che lavora spesso lontano dai riflettori ma che lascia tracce concrete nella vita quotidiana delle persone.

Cent’anni di ingegneria, un secolo che ha costruito Verona
Matteo Limoni, presidente dell’ordine degli ingegneri di Verona

Cent’anni di ingegneria tra tecnica e responsabilità

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri Elio Masciovecchio.

«L’ingegneria è l’arte di rendere invisibile la sicurezza. Le sue opere si notano soprattutto quando mancano», ha osservato.

Una definizione che sintetizza bene il ruolo di una categoria il cui lavoro emerge spesso solo nei momenti di criticità.

Limoni ha invece scelto una provocazione leggera per riflettere sul riconoscimento pubblico della professione.

«Si parla spesso di archistar. Noi vorremmo coniare il termine “ingstar”, sperando che anche il mondo esterno inizi a comprenderne meglio il valore».

Tra gli ospiti della giornata anche il professor Matteo Ballottari, prorettore dell’Università di Verona, e l’attrice e autrice Arianna Porcelli Safonov, che ha proposto alcuni dei suoi monologhi riadattati per l’occasione con riferimenti al mondo dell’ingegneria e alla vita professionale della categoria.

Un momento diverso dal resto della giornata che ha strappato sorrisi e applausi a una platea più abituata a confrontarsi con progetti, normative e calcoli strutturali.

Cent’anni di ingegneria, un secolo che ha costruito Verona
Momento della serata a Rocca Sveva per il centenario dell’ordine degli ingegneri

Le sfide dei prossimi cento anni

Se il primo secolo dell’Ordine è stato segnato dalla ricostruzione postbellica, dall’industrializzazione e dalle grandi opere infrastrutturali, il prossimo sarà inevitabilmente caratterizzato dalla transizione energetica, dal cambiamento climatico, dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione.

«Gli ingegneri saranno chiamati a progettare soluzioni innovative per affrontare il cambiamento climatico, migliorare l’efficienza delle risorse e garantire sicurezza e resilienza alle infrastrutture», ha spiegato Limoni.

Ma il presidente dell’Ordine ha richiamato anche la dimensione etica della professione.

«Esiste il dovere di saper dire no quando il proprio lavoro rischia di diventare esclusivamente funzionale agli interessi dei grandi gruppi di potere. L’ingegnere ha l’obbligo morale di riconoscere l’impatto sociale delle proprie opere».

I numeri raccontano anche una categoria che cambia. La presenza femminile cresce soprattutto tra gli under 40, dove si registra una donna ogni 3,7 uomini, mentre la libera professione continua a rappresentare quasi la metà degli iscritti.

Dalla prima sede di via Oberdan agli uffici degli ex Magazzini Generali, passando per Piazzetta Scala, l’Ordine entra nel suo secondo secolo con 3.010 iscritti e una convinzione rimasta immutata dal 1926: progettare significa assumersi una responsabilità verso la comunità.

Cent’anni di ingegneria, un secolo che ha costruito Verona