(g.d.) Il valore di una casa dipende anche di efficienza energetica. Il 29 maggio per l’Italia, come per gli altri stati membri, è scaduto il termine per recepire la Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, che punta a ridurre consumi ed emissioni del patrimonio immobiliare. Direttiva meglio nota come quella delle “Case Green”.
La prima conseguenza è che l’Attestato di Prestazione Energetica (APE), che fino ad oggi è stato percepito come una formalità, un semplice documento obbligatorio da allegare in caso di vendita o locazione, non si limita a certificare i consumi di un immobile, ma incide direttamente sul mercato immobiliare condizionando la sua appetibilità e la percezione del prezzo.

La classificazione APE andrà dalla classe A alla G. La prima per edifici a emissioni zero, la G per quelli con le peggiori prestazioni energetiche rendendo più immediato il confronto tra immobili.
In poche parole due abitazioni simili per posizione, dimensioni e finiture potranno avere valori diversi a seconda della classe cui appartengono. Ciò non significa che gli immobili meno efficienti perderanno automaticamente valore. La posizione, lo stato di manutenzione, la valutazione dell’efficienza energetica continuano a pesare.
Tuttavia un immobile con una buona classe energetica comunica efficienza, qualità costruttiva e minori spese future. Al contrario, una classe bassa può influenzare la trattativa, soprattutto se l’acquirente prevede interventi di riqualificazione.
Una buona classe energetica può essere raggiunta anche con interventi parcellari: sostituendo gli infissi, ottimizzando il sistema di riscaldamento e migliorando l’isolamento delle pareti esterne.
La certificazione energetica va quindi letta non più come l’ennesima incombenza burocratica, ma come un elemento di valorizzazione dell’immobile.
