Ed è subito polemica con il segretario regionale Borchia
(g.d.) Era nell’aria che il deputato vicentino Erik Pretto lasciasse la Lega. E infatti ieri sono arrivate le dimissioni dal partito di Matteo Salvini. E’ nell’aria anche la voce che potrebbe passare in Futuro nazionale, il nuovo movimento del generale Vannacci che sta pescando a piene mani fra i delusi del centrodestra. Ma finora Pretto, 42 anni alla 2ª legislatura, s’è limitato ad annunciare l’uscita dal Carroccio senza specificare quelle che sono le sue intenzioni per il futuro.
Borchia attacca il deputato vicentino
La cosa non è piaciuta al segretario regionale leghista, nonché eurodeputato, Paolo Borchia che sottolinea come chi abbandona un partito che lo ha candidato e fatto eleggere senza preferenze e per di più a soli 32 anni, pecchi di irriconoscenza. «Arriva un giorno – dice il parlamentare europeo veronese – in cui si deve decidere se si è militanti o se si vuole fare i politici di professione. Sembra che Pretto abbia deciso il tipo di percorso che vuole fare”.

“I versamenti sono sacri. Come ho ricordato pochi giorni fa su un caso analogo – si riferisce al caso Corsi, l’ex consigliere veronese che ha lasciato la Lega ndr.- , ritengo che il principio di contribuire economicamente alla vita del movimento non di discute, è una questione di rispetto nei confronti della militanza. Chi viene eletto, specialmente senza passare dalle preferenze, ha un obbligo morale nei confronti della dirigenza che l’ha scelto e della base. Troppo comodo accampare scuse sulla mancata condivisione della linea politica, quella si discute in sezione e nei direttivi, non con attacchi su stampa e social. Umanamente sono molto deluso”.
La controreplica di Pretto
La riposta di Pretto non si è fatta attendere e ha invitato Borchia a visionare le memorie inviate al Comitato Disciplinare e di Garanzia dalle quali emerge una contribuzione per oltre 322.000 euro dal 2018.
E conclude invitandolo «a preoccuparsi dello stato disastroso in cui versa» la Lega veronese »con intere Sezioni che chiudono per delusione e mancanza di ascolto”.
