Nuovo sequestro alla Aptuit di Verona: 8 beagle salvati e affidati alla Lav, l’azienda replica

(NdC) Nuovo sequestro nei laboratori Aptuit di Verona di 8 beagle salvati e affidati alla Lav, il colosso farmaceutico replica: “Ispezioni ministeriali impeccabili, nessun maltrattamento”. Le porte dei laboratori della multinazionale farmaceutica Aptuit si aprono nuovamente per lasciare uscire, questa volta per sempre, otto cani di razza beagle. A distanza di un anno esatto dall’ultimo provvedimento giudiziario che aveva restituito la libertà a nove esemplari, un nuovo decreto di sequestro ha colpito lo stabilimento veronese, portando in salvo un altro gruppo di animali destinati alla sperimentazione scientifica. I cani sono stati immediatamente presi in carico e affidati alla Lega Anti Vivisezione (Lav), che ha già avviato le procedure per il loro inserimento in contesti familiari.

Con questa nuova operazione, sale a circa quaranta il numero complessivo di animali — tra cani, macachi e scimmie marmoset — che negli ultimi anni sono stati sottratti alla struttura scaligera e consegnati alle cure dell’associazione. Per i primati è stato predisposto il trasferimento in un centro di recupero specializzato per animali esotici, mentre per i beagle la strada scelta è quella dell’adozione, con percorsi mirati alla riabilitazione comportamentale. Molti dei cani precedentemente sequestrati hanno già trovato una stabilità affettiva all’interno di nuclei familiari che si stanno occupando della loro rinascita.

Dall’anonimato del codice al nome proprio: la nuova vita dei beagle

Il primo atto simbolico e concreto del passaggio dalla prigionia alla libertà è stata la cancellazione dei codici alfanumerici tatuati o impressi sui registri dello stabulario, con cui gli animali venivano identificati durante i test clinici. Da oggi, ciascuno degli otto beagle possiede un nome che ne restituisce l’identità e la dignità di essere senziente. I piccoli ex-ospiti del laboratorio farmaceutico sono stati ribattezzati Plauto, Seneca, Virgilio, Ulisse, Achille, Nerone, Cicerone ed Enea.

Un tributo alla classicità che intende sottolineare l’inizio di una nuova esistenza. Secondo quanto dichiarato dai responsabili dell’associazione animalista, i cani presentano le tipiche fragilità psicologiche dei soggetti cresciuti in ambienti privi di stimoli esterni, ma i precedenti interventi di affido dimostrano che, attraverso il calore umano e il supporto di educatori esperti, il recupero totale è possibile.

“Questo nuovo sequestro, il terzo nell’arco di soli cinque anni, dimostra in modo inequivocabile che le ipotesi di reato che denunciamo con costanza da tempo corrispondono purtroppo a quanto accade realmente dentro lo stabulario. Parliamo di danni concreti subiti da esseri senzienti, sottoposti a protocolli di sperimentazione senza il pieno rispetto della normativa nazionale e comunitaria vigente”. afferma Valeria Albanese, responsabile Area Ricerca senza Animali per la Lav.

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La replica di Aptuit: “Il benessere animale è certificato”

Di parere diametralmente opposto la dirigenza della multinazionale di via Fleming. Attraverso una nota ufficiale diffusa poche ore dopo la notizia del sequestro, Aptuit ha respinto categoricamente ogni addebito, rivendicando la totale trasparenza e regolarità del proprio operato scientifico. L’azienda ha sottolineato come le procedure interne siano costantemente monitorate e verificate dagli organi ispettivi preposti.

Nel comunicato, Aptuit fa esplicito riferimento a “un’ispezione a sorpresa” effettuata dal Ministero della Salute lo scorso 9 dicembre, volta proprio ad accertare i requisiti di protezione previsti dal decreto legislativo 26/2014. La relazione ministeriale conclusiva, notificata all’azienda solo pochi giorni fa, escluderebbe la presenza di indicatori “animal-based” riconducibili a uno stato di sofferenza o malessere compromesso per i 25 cani che all’epoca si trovavano all’interno degli stabulari.

Secondo la relazione tecnica citata dalla multinazionale, l’area cani dello stabilimento presentava un assetto strutturale, organizzativo, documentale e gestionale “pienamente conforme agli standard di legge“, risultando quindi “formalmente idonea alla prosecuzione dei progetti di ricerca scientifica già autorizzati”.

Il nodo della ricerca e il “rischio di bloccare la scienza”

L’amministratore delegato di Aptuit, Maria Pilla, è intervenuta direttamente per difendere il “valore etico e scientifico” del lavoro svolto all’interno dei laboratori veronesi, mettendo in guardia l’opinione pubblica “contro i rischi di una narrazione distorta”.

“Aptuit conferma il proprio e costante impegno nel garantire i più alti standard di cura per gli animali, agendo nel pieno rispetto delle norme e dei principi etici. I test vengono condotti esclusivamente quando non esistono alternative scientifiche valide. La sperimentazione animale, pur essendo un tema sensibile, resta un obbligo di legge inderogabile per la valutazione della sicurezza dei farmaci prima dell’immissione sul mercato. Temiamo che proteste e azioni basate su accuse non verificate possano compromettere la ricerca medica in Italia, togliendo speranze di cura ai pazienti”. incalza Maria Pilla, amministratore delegato di Aptuit.

La battaglia legale e d’opinione tra la tutela dei diritti degli animali e le “necessità imposte dai protocolli della scienza farmacologica internazionale” rimane aperta, ma per Plauto, Seneca e gli altri sei beagle, la quotidianità da oggi cambia radicalmente.