(Angelo Paratico) In un mio saggio paragonavo, compiendo un volo pindarico, il Duca Valentino a Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini a Remirro da Orco, o Ramiro de Lorqua, citato dal Machiavelli nel Principe.
Questo è uno dei punti apicali del capolavoro scritto dal pensatore e statista fiorentino, nel quale egli non si limita a constatare un fatto storico ma gli conferisce un significato universale. Cinicamente, il Borgia usò il suo amico spagnolo prima per fare il lavoro sporco al posto suo e poi, al momento opportuno, per deflettere l’odio dei romagnoli su di lui e lo fece torturare e squartare, esponendo il suo cadavere straziato in una piazza di Cesena.

Ecco il passo del Machiavelli: “Preso che ebbe il duca la Romagna, e trovandola suta comandata da signori impotenti, li quali più presto avevano spogliato e’ loro sudditi che corretti, dato loro materia di disunione, non di unione, tanto che quella provincia era tutta piena di latrocinii, di brighe e di ogni altra ragione di insolenzia, iudicò fussi necessario, a volerla ridurre pacifica e obediente al braccio regio, darli buon governo. Però vi prepose messer Remirro de Orco, uomo crudele ed espedito, al quale dette pienissima potestà. Costui in poco tempo la ridusse pacifica e unita, con grandissima reputazione. Di poi iudicò el duca non essere necessario sì eccessiva autorità, perché dubitava non divenissi odiosa; e preposevi uno iudicio civile nel mezzo della provincia, con uno presidente eccellentissimo, dove ogni città vi aveva lo avvocato suo. E perché conosceva le rigorosità passate averli generato qualche odio, per purgare gli animi di quelli populi e guadagnarseli in tutto, volle mostrare che, se crudeltà alcuna era seguìta, non era nata da lui, ma dalla acerba natura del ministro. E presa sopr’a questa occasione, lo fece a Cesena, una mattina, mettere in dua pezzi in sulla piazza con uno pezzo di legno e uno coltello sanguinoso a canto. La ferocità del quale spettaculo fece quelli populi in uno tempo rimanere satisfatti e stupidi”.

Lo spagnolo Remirro de Orco nacque forse nella provincia di Murcia, intorno alla metà del Quattrocento, poiché alla sua morte, nel 1502, «potea avere cercha anne 50», come riporta Andrea Bernardi. Non sappiamo quando giunse in Italia, né quando si pose al seguito dei Borgia. In qualità di maggiordomo accompagnò Cesare Borgia in Francia, tra la fine del 1498 e i primi mesi del 1499, e fu presente al suo matrimonio con Carlotta d’Albret. Il Borgia ebbe una figlia da lei che poi si sposò ed ebbe figli, per questo il sangue dei Borgia è ancora presente fra di noi. Per esempio, Eugenio de Beauharnais e sua sorella Ortensia, figliocci di Napoleone I, erano suoi discendenti.
Nel 1501 il Valentino lo nominò gubernator et locumtenens generalis della Romagna, in sostituzione di Giovanni Olivieri. Stando alle diverse fonti, il suo governo fu caratterizzato da una politica accentratrice, perseguita con arbitrio e con frequente ricorso alla violenza. Gli spagnoli, come i tedeschi, sono spesso feroci nei loro metodi. In dialetto calabrese ancor oggi per dire che qualcuno si è spaventato, si dice “se spagnò”.
Su Remirro è durissimo il giudizio del cesenate Fantaguzzi che fra l’altro sostiene che avrebbe messo le mani addosso a Lucrezia Borgia, sorella di Cesare e, in ogni caso, l’eco della crudeltà dello spagnolo giungerà fino a Matteo Bandello. Ma pare del tutto adeguato il giudizio di Machiavelli secondo cui il Borgia gli aveva concesso «plenissima potestà» a lui, un «uomo crudele ed espedito», per ricondurre la Romagna «pacifica e ubbidiente al braccio regio».
Improvvisamente, il 22 dicembre 1502, a Cesena, il duca fece arrestare e rinchiudere «in un fondo di torre» il suo luogotenente. In una notifica ufficiale, il Valentino giustificò l’arresto con le «exationi et corrutele et aspreze» di cui lui si era reso responsabile, nonostante gli ammonimenti e le istruzioni contrarie. Tre giorni dopo, tuttavia, la repentina esecuzione dell’onnipotente governatore sorprese tutti, anche il Machiavelli. E il Machiavelli sostiene che sia stato giustiziato in un modo per temperare la reazione della popolazione al governo di Cesare e per assicurarsi che non fosse accusato dei crimini del suo stesso delegato.
Ramiro de Lorqua si disse che fosse nell’entourage di Cesare fin dai suoi giorni universitari, il che farebbe risalire la loro relazione a circa un decennio. Qualcuno sostiene che Cesare Borgia non si sarebbe liberato di de Lorqua solo per fare un esempio di lui e che avrebbe avuto bisogno di motivi maggiori. La storica Sarah Bradford sostiene che i pensieri immediati di Machiavelli citati sopra: “… non possono spiegare la sua decisione di liberarsi di un funzionario competente e fidato in modo così melodrammatico. Sembra più probabile che per Cesare non solo l’utilità di Ramiro fosse sospetta, ma anche la sua lealtà. Già a settembre aveva privato Ramiro del governo civile, e la sua spiegazione ufficiale per la rovina del de Lorqua, emessa il 23 novembre, era che il governatore fosse colpevole di grave corruzione, estorsione e rapina nell’amministrazione della giustizia, e anche di traffico di grano”.
C’è anche la speculazione di un’azione ancora più grave da parte di de Lorqua che Cesare non gli avrebbe mai perdonato: il tradimento. Si dice che de Lorqua stesse cospirando con i condottieri per farlo assassinare. La Bradford nomina Giovanni Bentivoglio, Vitellozzo Vitelli e gli Orsini. Anche se non possiamo essere sicuri che questo fosse vero, Cesare partì per Sinigallia con l’intenzione di porre fine alla sua contesa con i condottieri proprio il giorno in cui fece giustiziare Ramiro de Lorqua, il 26 dicembre 1502.
Il problema, però, è che Machiavelli conosceva queste cose di prima mano, avendo incontrato entrambi quegli uomini spietati, ed è altamente probabile che il Borgia abbia fatto quello che ha fatto per i motivi citati: voleva mostrare ai condottieri che era spietato e cinico e che non si facessero troppe illusioni con lui, protetto com’era dal Papa, suo padre.
