Il quadro europeo sulla soddisfazione delle imprese nei confronti dei servizi della Pubblica amministrazione colloca l’Italia in una posizione critica: il Paese si posiziona infatti al penultimo posto nell’Unione europea a 27, davanti soltanto alla Romania. È quanto emerge da una recente indagine Eurobarometro della Commissione europea, che fotografa un significativo divario rispetto alla media comunitaria.
In Italia, infatti, solo il 24% delle imprese si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto dei servizi della PA, contro una media UE pari al 42%. Il dato evidenzia un forte ritardo del sistema amministrativo italiano, soprattutto in termini di efficienza, semplificazione e qualità dei servizi.
L’analisi, curata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, mette in relazione tali criticità con il peso della burocrazia e la complessità normativa che grava sulle attività produttive. «Il buon funzionamento della macchina amministrativa dello Stato è un fattore decisivo per la crescita economica», sottolinea Devis Zenari, presidente di Confartigianato Imprese Verona. «L’elevata burocrazia comprime la produttività, ostacola gli investimenti e riduce la competitività delle imprese».
Sul piano europeo, i livelli più alti di soddisfazione si registrano in Lussemburgo (67%), Irlanda (64%), Malta (62%), Estonia (59%) e Polonia (55%), seguiti da Austria, Svezia, Danimarca e Spagna. Tra le grandi economie, la Francia si attesta al 47%, mentre la Germania raggiunge il 35%.
Secondo Confartigianato, il quadro evidenzia una forte polarizzazione tra Nord e Sud Europa: nei Paesi più piccoli e digitalizzati il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione appare più efficiente, mentre nelle principali economie manifatturiere emergono ancora criticità strutturali legate alla complessità burocratica.
La riduzione degli oneri amministrativi viene indicata come una delle priorità anche dalle Raccomandazioni della Commissione europea, che invitano l’Italia a rafforzare l’efficienza della pubblica amministrazione e la capacità amministrativa, soprattutto a livello locale e nelle aree del Mezzogiorno.
Un ulteriore elemento critico riguarda il quadro normativo complessivo. Secondo le elaborazioni citate da Confartigianato su dati Normattiva, risultano attualmente vigenti circa 119.166 atti normativi nazionali, a cui si aggiungono oltre 34.500 atti giuridici europei prodotti negli ultimi quindici anni tra regolamenti, direttive e decisioni, con una media di circa sei atti al giorno.
«Con un sistema segnato da pressione fiscale elevata, energia più cara della media europea e difficoltà di accesso al credito – osserva Zenari – la burocrazia rappresenta un ulteriore fattore di freno. Senza una semplificazione reale, il rischio è quello di rallentare ulteriormente la competitività delle imprese».
Confartigianato segnala inoltre come i tempi e i costi degli adempimenti incidano anche sulle politiche di investimento, in particolare nei processi di transizione digitale e green, dove le procedure risultano spesso complesse e frammentate. In alcuni casi, come per gli incentivi agli investimenti, le imprese sono chiamate a una molteplicità di comunicazioni periodiche che aumentano il carico amministrativo complessivo.
Nel complesso, il report evidenzia come il nodo della semplificazione amministrativa resti centrale per la competitività del sistema produttivo italiano e per la capacità del Paese di attrarre investimenti.
