Lovat alla Lega: traditi i valori autonomisti del Veneto

Il Museo diffuso del Risorgimento interessa direttamente alcuni comuni della provincia di Verona:Castelnuovo del GardaLegnago,PastrengoPeschiera del GardaSommacampagnaSonaValeggio sul Mincio, Verona, Villafranca di Verona

In Consiglio regionale del Veneto c’è un progetto di legge del consigliere leghista veronese Filippo Rigo dedicato alla promozione e valorizzazione del Museo diffuso del Risorgimento.. Ma non tutti sono d’accordo. A criticare duramente l’iniziativa è il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto), che accusa la Lega di aver abbandonato le proprie storiche battaglie autonomiste per abbracciare una visione nazionalista e centralista.

Secondo Lovat il provvedimento rappresenta «la definitiva metamorfosi ideologica della Lega salviniana», un partito che, a suo dire, avrebbe rinunciato ai principi di autodeterminazione e autonomia che ne avevano caratterizzato la nascita.

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Davide Lovat

‘Un’iniziativa nazionalista che con la tradizione autonomista veneta non c’entra’

«L’iniziativa appare come un’operazione ideologica di chiara matrice nazionalista, più vicina alle tesi del generale Vannacci o di Fratelli d’Italia che alla tradizione autonomista veneta», sostiene Lovat, che ha espresso la propria contrarietà anche durante i lavori della Commissione Cultura.

Per il consigliere regionale, la valorizzazione del Risorgimento da parte della Regione rischia di trasformarsi in una celebrazione di eventi storici che portarono alla fine della sovranità della Serenissima e all’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866. Una lettura della storia che, secondo Lovat, entra in contrasto con l’identità e la memoria storica veneta.

L’esponente di Resistere Veneto contesta inoltre l’idea di utilizzare il patrimonio risorgimentale come strumento di promozione turistica e territoriale. «Il Risorgimento in Veneto non fu una primavera di popolo, ma una transizione traumatica che introdusse centralizzazione amministrativa e pressione fiscale, contribuendo al fenomeno dell’emigrazione di massa di fine Ottocento».

Da qui la conclusione polemica rivolta ai promotori della legge: «Più che trasformare il territorio veneto in un libro aperto, sarebbe meglio tornare ad aprire i libri veri e propri e provare anche a leggerli».

La risposta di Rigo

«Mentre c’è chi resta prigioniero di una nostalgica archeologia ideologica e preferisce fare processi alla storia di due secoli fa, noi scegliamo di Amministrare il presente e di dare risposte e opportunità di sviluppo culturale e turistico ai territori Veneti». Risponde così Filippo Rigo all’attacco di Lovat, spostando sul livello amministrativo la critica ideologica.

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“Lovat pretende di stabilire quali siano gli argomenti ‘vietati’ a chi milita nella Lega, dimenticando che il pragmatismo leghista si misura sui bisogni dei cittadini, non sui tribunali dell’ortodossia teorica. Lasciare i monumenti, i sacrari e le nostre colline all’abbandono per fare un dispetto ideologico, non è identitarismo: è autolesionismo. Significa penalizzare il decoro e l’attrattività dei nostri stessi paesi”.


“Se applicassimo la logica del collega Lovat,- risponde assieme alla collega Morena Martini – avremmo dovuto radere al suolo le trincee del Monte Grappa o i forti dell’Altopiano di Asiago. Anche la Grande Guerra fu il culmine di un processo statale e centralista che portò fame e distruzione. Eppure, nessuno oggi accusa la Regione di ‘nazionalismo trito’ quando finanzia il recupero di quei luoghi. Lo abbiamo fatto, e continuiamo a farlo, per il sacro rispetto dei caduti, per la memoria storica e perché quei siti oggi sono meta di un turismo storico ed europeo che dà respiro alle nostre comunità. Lo stesso identico principio di rispetto si applica al Museo diffuso del Risorgimento”.