(Angelo Paratico) Dopo una legione perduta a Carre in Turchia, abbiamo un imperatore perduto: Sponsiano, che tentò di detronizzare Filippo l’Arabo.

La morte di Filippo l’Arabo a Verona

Nell’Impero, Filippo fu preceduto da Gordiano III e succeduto da Decio. Sappiamo poco di lui e del suo regno durato 5 anni e mezzo. Celebrò il millennio dalla fondazione di Roma il 21 aprile del 247 e fu, forse, il primo imperatore cristiano.

A Roma, Filippo, venuto a sapere della proclamazione di Decio, da lui inviato come suo rappresentante per sopprimere i rivoltosi, decise di riunire le sue legioni e marciargli contro. I 2 eserciti si scontrarono presso Verona all’inizio dell’estate del 249. Decio riuscì a battere Filippo e l’imperatore morì sul campo di battaglia, forse per mano dei suoi stessi soldati, desiderosi di ingraziarsi il nuovo imperatore. Quando la notizia raggiunse Roma, Severo Filippo, l’erede undicenne di Filippo, già nominato Cesare, fu a sua volta assassinato, sgozzato dalla guardia pretoriana che era stata messa lì per proteggerlo, come accade ai figli e alla moglie del Gladiatore nell’omonimo film.

Marco Giulio Filippo Augusto (in latino: Marcus Iulius Philippus Augustus), meglio noto come Filippo l’Arabo (Philippus Arabus; Trachontis, Siria, 204 circa – Verona, 249). Dovette combattere vari usurpatori. Nel periodo del suo regno scoppiarono una serie di rivolte in Oriente: un certo Marco Iotapiano si scatenò contro il governo oppressivo e la tassazione troppo elevata nei territori governati dal fratello di Filippo, Prisco in Mesia ed in Pannonia; Tiberio Claudio Marino Pacaziano fu acclamato imperatore dalla truppe; ed infine fu la volta di altri due usurpatori, Silbannaco in Gallia (la cui rivolta fu sedata dal futuro imperatore Decio) e, forse, un altro generale tentò la sorte: un certo Sponsiano, in Dacia.

Antoninianus Pacatianus 1001 RIC 0006cf
Pacaziano, altro usurpatore di Filippo l’Arabo, ucciso dai suoi soldati dopo che arrivò voce della vittoria di Decio

Sponsiano è davvero esistito?

Nel 1713, in Transilvania, fu scoperto un cesto contenente delle monete romane, alcune delle quali recavano il ritratto e il nome di Sponsiano, fin allora sconosciuto. Nel 1868 il numismatico francese Henri Cohen dichiarò che le monete di Sponsiano erano “falsi moderni di pessima qualità”, forse opera di un falsario viennese. Quindi Sponsiano, per estensione, potrebbe non essere mai esistito. Le due monete d’oro erano più pesanti del solito, con iscrizioni non coerenti con altre monete romane.  Ma solo recentemente una nuova analisi ha fornito la prova che sono autentiche.

Uno degli aurei di Sponsiano si trova ora al Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu, in Romania; un altro fa parte della collezione Hunterian dell’Università di Glasgow.

Bust of Decius loan from Capitoline Museums Glyptothek Munich Germany 2017
Decio, il vincitore di Verona

Sponsiano (o Sponsianus) sembra essere stato un generale romano nella provincia romana della Dacia, oggi Romania, un avamposto o colonia latina. Secondo gli autori, fu molto probabilmente attivo durante un periodo critico di disordini nel III secolo d.C.. Dopo l’assassinio dell’imperatore Severo Alessandro e Gordiano III da parte delle loro stesse truppe, l’Impero romano fu scosso da invasioni barbariche, rivolte contadine, guerre civili, una pandemia (la peste di Cipriano) e l’ascesa di molteplici usurpatori in lizza per il potere.

Le monete d’oro

Le due monete sono state sottoposte a vari test: microscopia ottica, l’imaging a raggi ultravioletti, microscopia elettronica a scansione e la spettroscopia infrarossa di Fourier. Lo stesso hanno fatto per altre due monete romane la cui autenticità era stata confermata, a scopo di confronto. L’analisi ha confermato la presenza di graffi e altri segni di usura comunemente riscontrati nelle monete romane autentiche. Inoltre, l’analisi chimica ha indicato che tutte e quattro le monete erano state sepolte nel terreno per secoli prima di essere esposte all’aria.

Sponsiano
L’aureo di Sponsiano

Ma non tutti sono convinti che siano autentiche. Richard Abdy, curatore delle monete romane e greche al British Museum, non ha lesinato parole sul suo scetticismo. “Sono diventati completamente fantasiosi”, ha dichiarato al Guardian. “È una prova circolare. Dicono che grazie alla moneta c’è la persona, e che quindi la persona deve aver fatto la moneta”. L’esperto numismatico francese Henry Cohen sostenne da subito che fosse un “falso moderno di pessima qualità”. Un’affermazione motivata principalmente da due elementi. Prima di tutto, perché il profilo imperiale presentava elementi artisticamente barbari, con tratti appena abbozzati. Il rovescio sarebbe stato una brutta copia di un denario repubblicano databile al 135 a.C. (gens Minucia del II secolo a.C.).

Bust of emperor Philippus Arabus Hermitage Museum 1
Filippo l’Arabo, sconfitto e ucciso a Verona

La moneta contestata porta sul dritto il profilo di Sponsiano con corona rodiata (secondo il modello degli “antoniniani”) mentre sul rovescio possiamo individuare diversi interessanti elementi. Prima di tutto, al centro è posta una colonna sormontata da una statua con una lancia nella mano destra. A sinistra, è presente un uomo in toga, a destra un augure con in mano un lituus, piccolo bastone ricurvo utilizzato per marcare uno spazio rituale nel cielo. In primo piano due spighe di grano, che simboleggiano sia la buona sorte sia l’abbondanza dei raccolti.

Paul Pearson, professore del London University College, nel 2020 grazie a ricerche per un libro dedicato alla crisi del III secolo si è imbattuto in questa moneta ritenuta un falso, dimenticata in un armadio. La tentazione di saperne di più era stata per lui troppo forte: così è iniziata una ricerca che potrebbe cambiare le nostre conoscenze sull’Impero Romano.

Alla ricerca ha partecipato anche Jesper Ericsson, Responsabile Numismatico dell’Hunterton Museum. Ad un primo esame, è stata subito rilevata una patina che solo oggetti antichi possiedono. La ricerca è stata realizzata con nuove tecnologie che hanno permesso di rilevare, ad esempio, microabrasioni che portano a concludere che circolò per anni per poi essere sepolta per secoli (tracce di calce ed altri elementi).

Le fonti antiche non citano Sponsiano, però grazie alle altre monete che furono ritrovate in quel tesoro, in Transilvania, possiamo ritenere che l’usurpatore si possa posizionare cronologicamente tra Gordiano III (238 – 244) e Filippo l’Arabo (244 – 247).

Fu Aureliano (270 – 275) che ordinò il ritiro dalla Dacia, ormai indifendibile. Per questo motivo, forse, ci sono così poche monete di Sponsiano: le monete potrebbero essere state fuse per un nuovo utilizzo.

Quanto detto fino ad ora porta ad alcune affascinanti ipotesi. Sponsiano potrebbe aver deciso di proclamarsi imperatore (o forse fu acclamato dalle vittoriose legioni contro i goti e costretto ad assumere il titolo) per ovviare alla mancanza di una catena di comando. In mancanza di ordini da Roma, era necessario che qualcuno prendesse delle decisioni. Oppure, e così si spiegherebbe il rimando alla Roma Repubblica sul verso delle monete, egli fu parte di una congiura senatoria.

Ma allora perché utilizzò rimandi ad una sola gens, peraltro estinta da secoli? Un’altra possibilità è che semplicemente Sponsiano vide la sua migliore occasione dopo una vita in armi e accettò di giocarsi il tutto e per tutto contro un governo lontano e inefficace. Cosa poi accadde è difficile da dire, forse le sue truppe vennero a sapere della vittoria di Decio a Verona, e lo uccisero. Un destino comune a molti aspiranti imperatori.