Rischio sabotaggi da scongiurare
(Claudio Beccalossi) In tempi attuali d’ormai acclarata contrapposizione delle frange d’estrema sinistra, antagoniste ed anarchiche col governo di centrodestra in carica, secondo modalità eversive e violente, è stata coinvolta pure la regolare circolazione ferroviaria, con incursioni e sabotaggi incendiari ai danni, soprattutto, dell’Alta Velocità e dei nodi nevralgici della rete.

Le procure di competenza stanno indagando per terrorismo ed attentato alla sicurezza dei trasporti, dato che gli atti criminosi hanno provocato, in più occasioni, il blocco temporaneo dei treni, con accumuli di ritardi e comprensibile disagio dell’utenza.
Nonostante i tecnici di RFI (Rete Ferroviaria Italiana del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che s’occupa della gestione dell’Infrastruttura Ferroviaria Nazionale) abbiano sempre rimediato con tempestività alle emergenze ripristinando gli apparati di movimento, il rischio di nuovi attacchi (magari aggravando la portata meramente terroristica) è sempre in agguato.

Per questo il sistema ferroviario ed i relativi controlli sono ancora e sempre sul chi vive, incrementando la vigilanza preventiva, compreso l’impedimento all’accesso di estranei a strutture e binari.
Circostanza che non è rispettata del tutto al ponte della Ferrovia (realizzato tra il 6 marzo 1850 ed il 10 novembre 1852, con dedica a Francesco Giuseppe I d’Austria ed inaugurazione il 30 novembre successivo), in via Basso Acquar, dove le due serie di stretti gradini di salita al tratto ferroviario di collegamento tra Porta Nuova e Porta Vescovo (della linea Milano-Venezia e viceversa) non sono ambedue chiusi correttamente, con robuste serrature o quant’altro, per ostacolare intrusioni illecite.

Infatti, solo l’angusta scalinata a lato delle vie Basso Acquar/Gianfranco Fedrigoni è bloccata con una robusta catena, con tanto di cartello ammonitore ben in vista: “Area ferroviaria – Vietato l’accesso alle persone non autorizzate”, con riferimento a sanzioni pecuniarie (ancora in vecchie lire) od arresto fino a due mesi per contravvenzioni a normativa vigente.
L’altra rampa all’opposto (nei pressi di un’area di servizio carburanti ed autolavaggio), invece, risulta aperta, non assicurata da lucchetti o fermi che servano a contrastare, se non proprio a far demordere del tutto, eventuali malintenzionati dal farsi largo tra la vegetazione, particolarmente inselvatichita, verso il soprastante tracciato ferroviario.
I responsabili di RFI (proprietaria del ponte), oltre alla stessa Polfer, dovrebbero prendere atto delle circostanze per gli opportuni ed urgenti provvedimenti di messa in salvaguardia.

