L’incontro
(di Francesca Romana Riello) Le storie del Garda approdano sul palco:sul Garda sono cresciuti campioni olimpici, velisti che hanno fatto il giro del mondo e tecnici che hanno portato l’Italia ai vertici della vela internazionale. Giovedì 2 luglio alle 18.30, a Casa Verona, tre di queste storie si incroceranno nello stesso appuntamento. Sul palco saliranno Beppe Albarelli, Michele Marchesini e Albino Fravezzi. A guidare la conversazione sarà il giornalista Luca Belligoli.

Più che una conferenza, sarà un racconto. Ognuno porterà la propria esperienza, ma il punto di partenza è lo stesso: il Garda. È qui che tutto è iniziato, tra i primi bordi, le regate di casa e un vento che, per molti, è stato il primo banco di prova prima delle competizioni internazionali.
Per Beppe Albarelli sarà naturale tornare a parlare del padre Fabio, uno dei nomi che hanno lasciato il segno nella vela italiana. Bronzo olimpico a Città del Messico nel 1968, quattro anni più tardi tornò ai Giochi di Monaco di Baviera. Il suo nome resta legato anche a Torri del Benaco e alla famiglia che contribuì a fondare lo Yachting Club Torri. Se n’è andato troppo presto, a 52 anni, ma chi frequenta il mondo della vela continua ancora oggi a ricordarlo.
Le storie del Garda approdano sul palco di Casa Verona
Marchesini rappresenta invece una generazione diversa. Le Olimpiadi le ha vissute quasi da ogni angolazione possibile: atleta, tecnico e dirigente. Dopo l’esperienza nel Finn ad Atene 2004 è arrivato alla guida della nazionale italiana, accompagnandola nel periodo più ricco di successi, con gli ori conquistati tra Tokyo e Parigi.
Oggi il suo lavoro è meno visibile, ma non per questo meno importante. Per Federvela segue i progetti strategici, la ricerca e lo sviluppo, occupandosi anche dell’evoluzione dei materiali e dell’innovazione. Dietro una medaglia, spesso, c’è anche questo.
In totale ha preso parte a sei edizioni dei Giochi olimpici. Un percorso che gli permette di raccontare quanto la vela sia cambiata negli anni, dentro e fuori dall’acqua.

Dal Finn all’America’s Cup
Albino Fravezzi, invece, sul Garda non ha bisogno di molte presentazioni. Classe 1946, di Castelletto di Brenzone, per tutti è semplicemente il “Doge”.
Ha regatato praticamente con tutto: dal Finn alla Star, dal Dragone agli Asso 99, fino ai Maxi Yacht. Nel suo palmarès ci sono l’argento mondiale conquistato a Rio de Janeiro nel 1980, il titolo europeo vinto sul Garda nel 1991 e l’America’s Cup del 1987, in Australia, dove fu tattico dell’imbarcazione Italia.
Poi arrivò anche il giro del mondo, nel 1993, a bordo di Brooksfield insieme a Mauro Pelaschier. Un’altra tappa di una carriera lunghissima, costruita regata dopo regata.
Oggi ha superato gli ottant’anni e continua ancora a mettersi al timone. È uno di quei personaggi che, sul lago, finiscono quasi per identificarsi con la vela stessa.
L’incontro sarà l’occasione per mettere insieme tre esperienze molto diverse. C’è chi racconterà un padre diventato simbolo della vela italiana, chi parlerà delle Olimpiadi viste dall’interno e chi porterà mezzo secolo di regate. Con un punto in comune: il Garda, dove per tutti e tre è cominciato il viaggio.

