(Angelo Paratico) Lo scrittore berlinese Norman Ohler, nato nel 1970, aveva pubblicato nel 2015 un libro intitolato “Der totale Rausch – Drogen im Dritten Reich”. Che è poi stato tradotto e pubblicato in diciotto lingue. Un grosso risultato per questo autore di romanzi, nonché coautore del film di Wim Wenders “Palermo Shootin” con Giovanna Mezzogiorno.
Ian Kershaw, che aveva letto il libro di Ohler, la descrisse come “Impeccabile e di grande valore.”

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La droga magica che metteva il turbo ai tedeschi

Il 31 ottobre 1937, gli stabilimenti Temmler registrarono presso l’Ufficio brevetti di Berlino la prima metilanfetamina tedesca, con il nome commerciale Pervitin. La nuova versione dei farmaci “rivitalizzanti” si diffuse in maniera capillare nella società dell’epoca. “L’eccitante esplose come una bomba, dilagò come un virus e iniziò ad andare a ruba, diventando ben presto normale quanto bere una tazza di caffè.” Il regime nazista predicava un’ideologia di purezza fisica, mentale e morale. Eppure, come rivela Norman Ohler, il Terzo Reich era pervaso dalle droghe: cocaina, oppiacei e, soprattutto, metanfetamine, consumate da tutti, dagli operai alle casalinghe, fino ai soldati tedeschi.
Infatti, le truppe venivano incoraggiate, e in alcuni casi obbligate, ad assumere razioni di una forma di metanfetamina cristallina: l’aumento di energia e la sensazione di invincibilità associate allo sballo contribuiscono persino a spiegare l’invasione fulminea che segnò la caduta della Francia nel 1940, così come altre vittorie militari tedesche. Lo stesso Hitler divenne sempre più dipendente dalle iniezioni di un cocktail di sostanze stupefacenti — che alla fine includeva l’Eukodal, un derivato dell’eroina — somministrategli dal suo medico personale.
Nel 1939, grazie a Otto Ranke, fisiologo della Wehrmacht, il farmaco prese piede in ambito militare. Venne testato durante l’invasione della Polonia, venne distribuito ai soldati delle divisioni corazzate di Guderian e Rommel in procinto di attraversare le Ardenne e inventare il Blitzkrieg, quando la velocità dei mezzi e la capacità di resistenza degli uomini diventano un fattore decisivo. Basato sulle ricerche dell’autore negli archivi tedeschi, che conservano anche le carte del medico personale di Hitler, questo libro costituisce il primo tentativo di indagare il legame tra la struttura del regime nazista e l’uso delle droghe per plasmare e rinforzare la società tedesca. Senza dubbio è il frutto di un’accurata e approfondita ricerca archivistica che ha rivelato l’entità dell’abuso di droghe da parte sia di Adolf Hitler che dell’esercito del Terzo Reich durante l’ultima guerra mondiale e a tratti pare quasi di rivivere la storia della setta degli assassini mandati dal grande vecchio della montagna.
Ohler dapprima pensò di scriverci un romanzo ma poi, studiando l’archivio del dott. Theodor Morell, il medico personale di Hitler, capì che questa vicenda valeva molto di più di un’opera di fantasia. Andò a parlarne allo storico Hans Mommsen, che lo aiutò, e poi sondò altri archivi, confrontando tutto il materiale e le testimonianze che riuscì a scovare. Non si parla solo di stimolanti chimici, ma anche di eroina, metadone, morfina e cocaina, descrivendo tutti gli effetti perversi che queste sostanze produssero sulla mente di Hitler, nonché su quella di comuni soldati e ufficiali. Gran parte di queste notizie era nota da tempo, essendo state già incluse in opere pubblicate a partire dagli anni ’70, ma ciò che mancava era una trattazione organica di tale spinoso argomento.


Anche Hitler ne era dipendente

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Morell

Leggendo il libro di Ohler apprendiamo come durante gli ultimi mesi di vita del Führer egli era a tutti gli effetti un drogato in crisi d’astinenza: soffriva di allucinazioni e le sue vene erano rovinate dai buchi prodotti dagli aghi. Un fatto nuovo, studiato da Ohler in dettaglio, riguarda gli inizi della guerra, in particolare la fulminante vittoria tedesca sulla Francia del 1940. Pare che l’incredibile successo della Wehrmacht sia stato fortemente influenzato dall’uso di droga da parte dei comandanti delle formazioni di Panzer, che agirono sotto l’influenza di potenti stimolanti durante quei fatidici giorni, e furono capaci di restare lucidi, senza sonno, anche per quarantotto ore filate.
Il libro si apre con la Repubblica di Weimar e con una panoramica sull’industria farmaceutica tedesca. A quel tempo la Germania era il maggior esportatore mondiale di oppiacei, come la morfina, e di molte altre varietà di medicazioni, che si potevano acquistare senza ricetta medica.
Fu a quel tempo che la figura di Hitler cominciò a essere vista dai suoi seguaci come un “insonne”, un uomo capace di lavorare senza sosta per il bene della Patria, pur essendo apparentemente contrario a ogni forma di stimolante, anche del tabacco e del caffè.
Quando nel 1933 i nazisti presero il potere, bandirono ogni droga e i drogati furono eliminati e altri vennero chiusi in campi di concentramento. Eppure, certe droghe, credute benefiche alla società, furono mantenute e studiate. Una ditta farmaceutica tedesca, la Temmler Pharma GmbH & Co. KG, aveva a capo del proprio laboratorio il dott. Fritz Hauschild. Costui, impressionato e ispirato dall’uso di benzedrina fatto dagli atleti americani durante le olimpiadi del 1936, ne brevettò una variante che divenne nota come Pervitina. Ebbe un grande successo e fu vista come miracolosa. Tutti la usarono, le massaie, gli operai, gli studenti. Veniva pubblicizzata con lo slogan: “Il cioccolato di Hildebrand è sempre delizioso.”
Il dott. Otto Ranke condusse dei test con la Pervitina e concluse che, dopo averla assunta, un soldato poteva tirare avanti 50 ore senza provare stanchezza e sonno, inoltre, la droga aveva effetti sul sistema inibitorio morale, rendendo i soldati come dei robot.
Nel libro di Ohler appare una lettera datata 1939 scritta da Heinrich Böll mentre si trovava al fronte: il futuro Premio Nobel implorava i genitori di mandargli della Pervitina.

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La droga dei guerrieri

Quando nel 1940 furono approntati i piani per invadere la Francia passando dalle Ardenne, venne raccomandato ai medici militari di prescrivere una pasticca di Pervitina al giorno e due di notte. Fu proprio in quei giorni che la Wehrmacht piazzò un enorme ordine, proprio alla Temmler, per 35 milioni di pastiglie, sia per l’esercito che per la Luftwaffe.

Fu dunque il Blitzkrieg il risultato dell’assunzione di droghe? Un giornalista inglese ha posto questa domanda a Norman Ohler, il quale ha risposto: “Ecco, Mommsen mi ha sempre raccomandato di non essere mai mono-causale. Ma l’invasione della Francia fu certamente possibile grazie dall’uso di droga. Niente droga, niente invasione. Quando Hitler sentì del piano di prendere la Francia passando per le Ardenne ne fu subito conquistato, dato che le truppe alleate erano ammassate nel Belgio settentrionale. Ma l’alto comando tedesco fece notare che questo era impossibile, perché le truppe avrebbero dovuto riposare di notte, dando così il tempo al nemico di ritirarsi, bloccando gli invasori sulle montagne e nelle foreste. Fu in quel momento che fu promulgato il decreto che imponeva l’uso di stimolanti ai soldati. Rommel, che comandava una divisione di panzer e tutti gli altri ufficiali, si doparono pesantemente in quei giorni e senza l’apporto dei corazzati non avrebbero mai potuto sfondare il fronte e passare.”

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Nel 1941 Hitler cadde ammalato e il dott. Morell cominciò a iniettargli un oppiaceo noto come Eukodal (oggi noto come Oxycodone) simile all’eroina, che induceva grande euforia. Con il passare del tempo Hitler pretendeva iniezioni di Eukodal varie volte al giorno e, alla fine, combinava questa droga con due dosi giornaliere di cocaina pura, che aveva cominciato ad assumere per via dei problemi al timpano, causati da un’esplosione nel suo bunker. Queste droghe avevano un effetto miracoloso su Hitler, che da larva umana, incapace quasi di reggersi in piedi, si trasformava in un uomo estremamente presente con la mente.
Verso la fine della guerra le fabbriche che producevano Pervitina e Eukodal furono bombardate e, forse per questo motivo, Adolf Hitler, rimasto senza le sue dosi giornaliere, scivolava per ore in una sorta di stupefatto letargo.

Comunque degli ufficiali medici avevano scoperto cosa contenessero quelle pillole che Hitler trangugiava e minacciarono di arrestare il Dott. Morell che lo assecondava.