(Angelo Paratico) Antonio Avena, direttore del Museo di Verona, presente all’apertura della tomba di Cangrande, avvenuta il 27 luglio 1921, dichiarò circa i tessuti contenuti: ‘‘Nel loro complesso i broccati si presentavano ancora immuni dal tempo ed alcuni tratti di essi si mostravano come appena svolti dalle pezze di un mercante. I fregi sulla stoffa del broccato si riferivano in parte al mondo islamico, quali le iscrizioni e le palmette fiorite; altri alla Cina, quali i draghi, mentre i motivi a reticolo erano derivati da simboli buddisti’’. Questi tessuti vengono conservati nel museo di Castelvecchio e mostrano che la Cina era già vicina nel XIV secolo.

Pontevecchio a Firenze
Uno dei luoghi turistici più rinomati di Firenze, il Ponte Vecchio, sembra essere stato ispirato a disegni cinesi. Oggi è possibile dirlo, dopo che è stato dimostrato che il leone posto su una colonna in piazza San Marco ci giunge dalla Cina, così non si rischia più il manicomio. Quel leone era usato come guardiano di una tomba e fu poi modificato.
Il monumentale ponte di Firenze è d’origine medioevale, anche se la data della sua ultima riedificazione, dopo la sua distruzione dovuta a un’alluvione, risale al 1345. Joseph Needham, nella sua imponente opera sulla scienza cinese, afferma che a quel tempo esistevano in Cina almeno venti ponti paragonabili a quello di Firenze, tutti costruiti prima del quattordicesimo secolo. I cinesi godevano di una grande reputazione come costruttori di ponti, e questo fu il motivo per cui Pietro il Grande di Russia invitò ingegneri cinesi in Russia nel 1675, per il suo programma di sviluppo stradale. In Cina si stanno mappando tutti i ponti medievali ancora usati nelle città e nei villaggi e questi sono centinaia.

Il ponte di Castelvecchio a Verona è certamente assimilabile a quello di Firenze. Esiste un legame strutturale per via dell’utilizzo delle arcate a sesto ribassato. Il Ponte Vecchio di Firenze fu uno dei primi grandi esempi in Europa a usare questa tecnica per resistere meglio alle piene del fiume. Pochi anni dopo, i costruttori veronesi adottarono una soluzione ingegneristica simile (anch’essa a tre arcate disuguali) per superare la forte spinta dell’Adige.
