Una proposta nell’ottica della continuità terapeutica

(Giorgio Pasetto) La sanità italiana sta vivendo una delle più profonde trasformazioni degli ultimi decenni. Con il PNRR sono nate le Case della Comunità, pensate per avvicinare i servizi ai cittadini e rafforzare l’assistenza territoriale. Ma perché questa rivoluzione sia davvero efficace manca ancora un tassello fondamentale: la continuità terapeutica.
Oggi il rischio è che il percorso del paziente si interrompa proprio nel momento più delicato, quello successivo alla diagnosi o alla fase acuta della malattia. Si prescrivono farmaci, visite e controlli, ma troppo spesso non si dà seguito a quello che le evidenze scientifiche indicano come uno degli strumenti terapeutici più efficaci: l’esercizio fisico strutturato.

L’importanza dell’attività fisica

Negli ultimi vent’anni la letteratura internazionale ha dimostrato che l’attività fisica, quando è prescritta, personalizzata e supervisionata da professionisti qualificati, rappresenta una vera e propria terapia per molte patologie croniche. Artrosi, diabete, obesità, osteoporosi, cardiopatie stabilizzate, Parkinson, broncopneumopatia cronica ostruttiva, esiti oncologici e fragilità dell’anziano sono solo alcuni degli ambiti nei quali l’esercizio produce benefici clinicamente documentati.

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Le Palestre della Salute

È proprio qui che entrano in gioco le Palestre della Salute.
Non devono essere considerate semplici palestre, ma strutture sanitarie territoriali dedicate all’erogazione di programmi di esercizio fisico adattato, capaci di trasformare una prescrizione medica in un percorso terapeutico concreto, misurabile e sicuro.
Il modello organizzativo è tanto semplice quanto efficace. La Casa della Comunità mantiene la responsabilità della presa in carico clinica: valuta il paziente, definisce il rischio, individua gli obiettivi terapeutici e prescrive l’esercizio quando indicato. La Palestra della Salute raccoglie questa indicazione, effettua una valutazione funzionale approfondita, costruisce un programma personalizzato, lo realizza attraverso il lavoro del chinesiologo e monitora nel tempo i risultati, restituendo periodicamente i dati ai medici che seguono il paziente.
Non si tratta di sovrapporre competenze, ma di integrarle.

Ciascuno nel proprio ruolo

Ogni professionista conserva il proprio ruolo: il medico resta il responsabile clinico del percorso, il fisioterapista interviene nelle fasi riabilitative di propria competenza, mentre il chinesiologo applica le competenze universitarie specifiche nella progettazione e nella conduzione dell’esercizio fisico adattato. È il lavoro di squadra che rende efficace il sistema.
Un percorso di questo tipo permetterebbe anche di raccogliere indicatori oggettivi di efficacia: forza muscolare, equilibrio, capacità aerobica, composizione corporea, aderenza al programma, riduzione del dolore, miglioramento della qualità della vita. Dati preziosi per valutare gli esiti clinici e orientare le future politiche sanitarie.

Ciascuno con il proprio ruolo

Le Regioni che hanno già riconosciuto le Palestre della Salute hanno dimostrato che il modello è realizzabile. Ora serve il passo successivo: costruire convenzioni operative tra Case della Comunità e Palestre della Salute, definendo procedure condivise di invio dei pazienti, scambio delle informazioni e monitoraggio degli esiti.
Una collaborazione di questo tipo avrebbe ricadute importanti anche sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Meno complicanze, meno ricoveri, minore consumo di farmaci, maggiore autonomia delle persone e una migliore qualità della vita rappresentano benefici non solo clinici, ma anche economici e sociali.

La vera sfida della sanità del futuro non sarà soltanto curare meglio, ma evitare che le persone si ammalino o perdano la propria autonomia. Significa passare da un sistema centrato sulla malattia a uno orientato alla salute.
Le Case della Comunità possono rappresentare la porta d’ingresso di questa nuova visione. Le Palestre della Salute possono diventarne il naturale proseguimento.
Solo mettendo in rete queste due realtà sarà possibile costruire un modello di assistenza territoriale moderno, capace di accompagnare il cittadino lungo tutto il percorso di prevenzione, cura e mantenimento della salute. Non è un’utopia organizzativa: è una scelta concreta, sostenuta dalle evidenze scientifiche e ormai non più rinviabile.