(Francesco Bovolin) Forse anche il mio bisnonno, e anche il trisnonno, chissà. E’ certo che risalendo nella scala dei secoli tutti noi si abbia avuto un antenato cacciatore. Tutti  praticavano la caccia, tutti dovevano nutrirsi, con i prodotti dei campi ma anche con le proteine offerte dalla caccia e dalla pesca.

Ma oggi perché andare a caccia? Ci viene detto “perché è uno sport” ma anche, dai più moderni illuminati, perché la caccia è un “bioregolatore”. Vediamo.

La caccia è uno sport?

In cosa consiste lo sport? Nel camminare. Ci sta. I cacciatori, almeno molti, ma non tutti, quelli che cacciano coi richiami stanno seduti in attesa delle loro vittime magari mangiando e bevendo, certamente camminano, con o senza i loro cani. Quindi. obiezione: chi impedisce loro di camminare senza sparare? di passeggiare ammirando paesaggi e piante o fiori o animali senza uccidere? Magari arricchendo la loro cultura su ciò che vedono, gratis, condividendo con altri il loro piacere? In compagnia di figli e/o nipoti cui insegnare ad amare la natura?

Invece no, costoro, i cacciatori, ritengono divertente “uccidere”. Non i loro simili, ovvio, ma gli animali nella natura che li circonda. Sono loro proprietà? No, non lo sono, ma egualmente si ritengono in diritto di farlo, togliendo a chiunque altro non solo il diritto di vederli e goderne la presenza, ma anche e soprattutto  di avere i millenari benefici che la loro presenza intorno a noi rappresenta.
Nessun cacciatore caccia per necessità alimentari!

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La caccia è un”bioregolatore”?

E qui veniamo al secondo, pazzesco, assunto dal disegno di legge a breve in votazione alla Camera dopo aver già ottenuto l’approvazione in Senato, e cioè che la caccia sia “bioregolazione”.

Quindi, analisi, da una parte sta la natura e dall’altra sta l’uomo. Su fronti evidentemente opposti dato che l’uomo intende con la forza (un fucile che spara non è una carezza) modificare il mondo della natura.

Io sapevo che l’uomo fa parte della natura. Ma forse sono stato educato male: l’uomo è superiore. O almeno tale si ritiene cosi come si ritiene padrone del mondo. Quindi, nonostante la natura da milioni di anni governi il pianeta e abbia creato anche lui, l’uomo, esso ora le si ribella, violentandola. Pecca evidentemente di superbia, la medesima enorme superbia che gli impedisce di riconoscere un altro suo grave errore rappresentato dall’alterazione dell’ecosistema con i conseguenti disastri climatici. Le conseguenze le stiamo vivendo. La buona fede di chi nega questa realtà si scioglie come neve al sole (a proposito di clima).  E anche chi ritiene di dover bioregolare la natura sarà, temo, prima o poi bioregolato.

La conclusione, amara, del ragionamento, è purtroppo che i nostri errori, tutti, hanno un prezzo, un prezzo che pagheremo. Non farsene una ragione è solo una prova che l’homo non è sapiens, o lo è molto poco, piuttosto è stultus e guarda al suo profitto, al suo piacere, al suo benessere immediato senza curarsi di cosa lasci ai suoi figli.

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Gli interessi che ci sono dietro la caccia

E a proposito di profitto: nessuno riflette su quali interessi si celino dietro questo decreto legge (che guarda caso è detto “sparatutto”)? Nessuno dice (ma si sa che è così) che ben nascoste giocano le lobby e gli interessi dei fabbricanti d’armi, dei fabbricanti di proiettili, dei gestori delle riserve di caccia e via dicendo? Altro che sport o bioregolazione. Manovre da retrobottega, favori sottobanco, pecore e pecoroni condotti al pascolo da abili pastori che poi, magari, al cane addestrato che conduce il gregge danno in premio una buona €bisteccona mentre, più in basso, il gregge pascola, ignaro, in attesa di essere nuovamente e sapientemente manovrato.

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La grande maggioranza degli italiani è contro la caccia

C’è un solo modo con cui difendersi, rappresentato dalla volontà popolare che firmi contro il decreto, che manifesti, che si faccia sentire. Diversamente non solo avremo l’incubo delle fucilate vaganti praticamente ovunque e sempre, ma non potremo più godere di un ambiente popolato da animali selvatici e subiremo le conseguenze di questa violenza alla natura, un’altra, voluta e perfezionata da pochi contro l’interesse di molti.