Oriana Fallaci era figlia primogenita di Edoardo Fallaci, artigiano, e di Tosca Cantini, casalinga. Entrambi i genitori erano fiorentini. Aveva 77 anni. Pubblichiamo un ricordo di lei scritto da Emanuele Torreggiani, scrittore e giornalista.

Leone Fallaci 1973

(Emanuele Torreggiani) Venti anni fa moriva Oriana Fallaci. Morì da esule in patria, l’Italia, ma soprattutto ostracizzata nella sua Firenze. Quella fiorentinità di cui era fierissima, soprattutto nella lingua. A cadavere ancora caldo se ne spartirono brani i politicastri della Nazione. Con l’uscita del suo La rabbia e l’orgoglio, il saggio cucito all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, saggio che fu un successo mondiale (ennesimo per lei), divamparono polemiche ferocissime che, ovviamente in Italia, scaddero, costume misero, nel personale. Il saggio (nato da un articolo richiestole da Ferruccio De Bortoli, il più bravo direttore del Corriere degli ultimi quarant’anni) di là da alcune comprensibilissime improntitudini che lei si poteva permettere, per la sua storia personale, professionale e umana, poneva due temi fondamentali, allora e oggi: cos’è l’Europa? (cosa siamo noi) e cosa sta facendo la politica occidentale? (domande entrambe inevase). Appare evidente che il tema della libertà è sostantivo dei due interrogativi.

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Non starò qui a ritessere le fila del ciarpame che gli si scatenò addosso. Cialtronerie di ogni sorta. Sta di fatto che divenne una specie di icona di un centro-destra scombiccherato e oggetto repulsivo di un altrettanto rabberciato centro-sinistra. Poi morì e fu sepolta. Dopo venti anni, davanti a quanto sta accadendo, davanti alle domande inevase, davanti a questa immigrazione che non ha fine, davanti a questi profughi che sono l’avanguardia di popoli, ai quali nulla sappiamo offrire, né in casa nostra né presso le loro terre d’origine, perché nulla sappiamo di noi, né della nostra storia né più nulla dei nostri valori, mi sento di dire, senza alcuna incertezza, che aveva ragione. Ebbe il torto di avere ragione.

Oriana Fallaci self portrait Rolleiflex