(Angelo Paratico) La memoria corta di noi italiani, goditori del presente e adoratori dell’effimero, ci impedisce di notare i nostri frequenti ricorsi storici.

Scrivevamo sul blog la Nostra Storia del Corriere della Sera nel marzo 2018:

“Non ci dobbiamo stupire per il grande successo ottenuto dal movimento Cinque Stelle, creato di Grillo e Casaleggio, che non appare granché diverso da un movimento simile, fiorito subito dopo la Seconda guerra mondiale, e noto come il “Fronte dell’Uomo Qualunque” del quale oggi non rimane altro che l’aggettivo qualunquista”. Ecco, il Fronte dell’Uomo Qualunque, che oggi in pochi ricordano.

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Guglielmo Giannini nel 1955

Guglielmo Giannini

Il suo creatore fu un personaggio tutto sommato notevole, Guglielmo Giannini (1891-1960), dotato di svariati talenti, scrittore, giornalista, regista e uomo politico. Era figlio d’un valente giornalista napoletano e di una signora inglese. Lasciò presto la scuola dandosi a vari mestieri: muratore, commesso di negozio e poi, sfruttando la sua conoscenza della lingua inglese, viaggiò in Europa. S’appassionò così ai romanzi gialli, già comuni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e ne scrisse alcuni pure lui per sbarcare il lunario. A 19 anni cominciò a scrivere per vari giornali napoletani, grazie alle entrature del padre. Poi, nel 1911, in cerca d’avventura, partì volontario per la guerra contro la Turchia e poi proseguì con la prima guerra mondiale. Nel 1919 si trasferì a Roma, dove fondò una propria rivista e poi provò la mano, scrivendo delle commedie e dei testi per canzoni.

Nel 1940 fu coraggiosamente contrario all’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania, forse perché, grazie alla sua conoscenza del mondo anglosassone, che doveva a sua madre, aveva intuito come sarebbe andata a finire: sapeva che la Gran Bretagna avrebbe trascinato dalla propria parte gli Stati Uniti. Un detto americano risalente all’Ottocento recita: “Il sangue è più denso dell’acqua”.

L’Uomo Qualunque antenato dei Cinque Stelle

Nel 1942, suo figlio, Mario, morì in guerra facendolo quasi impazzire dal dolore e forse per via di quella tragedia concepì un odio feroce contro tutti gli uomini politici e i potenti, di ogni parte e colore. A partire da quell’anno creò il suo movimento, anarchico e borghese – un po’ come i 5Stelle. Il loro motto era “non ci rompete le scatole!” che mutatis mutandis ricorda da vicino il “vaffanculo!” dei grillini.

Fondò un settimanale, che ricorda il blog di Beppe Grillo e che raggiunse tirature altissime, anche 800.000 copie. Il successo lo indusse a trasformarlo in partito, che nel 1946 raccolse, soprattutto nel meridione d’Italia, il 4,6% dei voti e portò all’Assemblea costituente ben 30 dei suoi seguaci, con Giannini come loro capogruppo. Ecco, la Costituzione più bella del mondo è anche figlia loro.

Una volta in Parlamento bisognava decidere con chi allearsi e Giannini prima provò con la DC e il MSI, ma poi si buttò a corteggiare Togliatti, che qualche anno prima egli aveva definito “un verme, farabutto e falsario”. L’uso del turpiloquio e del lazzo volgare costituisce anch’esso un trait d’union con i grillini. Infatti, sulla sua rivista i nomi dei suoi oppositori venivano abitualmente storpiati: Calamandrei diventava Caccamandrei, Salvatorelli diventava Servitorelli, Vinciguerra era Perdiguerra. Creò addirittura una rubrica intitolata PDF (pezzi di fessi) per i personaggi che prendeva di mira. L’espressione “vento del nord”, allora in voga per indicare il rinnovamento morale uscito dalla Resistenza, la mutò in “Rutto del nord” e questo andava bene con il suo elettorato, tendenzialmente di destra, povero e meridionale.

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Il suo tentativo d’alleanza con Togliatti fu un errore fatale, tipico del politico che crede d’essere libero di fare a modo proprio una volta eletto, come facevano i politici che Giannini abitualmente attaccava. Ma il suo “qualunquismo” veniva tollerato solo se faceva sognare il suo elettorato tendenzialmente di destra e molti suoi sostenitori l’abbandonarono. A nulla valse la sua retromarcia verso il Partito Liberale, perché ormai il danno era stato fatto e nelle elezioni del 1948 scese al 3,8%. Poi anche i liberali l’abbandonarono e Giannini fu costretto a iscriversi al gruppo misto. Nel 1953 si candidò con la DC ma non fu eletto e di nuovo, nel 1958, ci riprovò con i monarchici di Achille Lauro, ma non passò. La sua parabola era terminata e due anni dopo morì, dimenticato da tutti. Di lui ci resta poco, forse la cosa più bella è stata sua nipote, Sabina Ciuffini.

Dunque, che accadrà ai 5 Stelle di Giuseppe Conte? Difficile dirlo, ma è assolutamente certo che un abbraccio con un PD qualunquista come quello guidato dalla Schlein sarà per loro fatale.