(di Gianni Schicchi) Il prossimo 35° Settembre dell’Accademia – si svolgerà dall’8 al 30/9 – sarà fortemente contraddistinto dalle orchestre del Nord Europa, con la partecipazione: della Sächsische Staatskapelle Dresdner (per ben due serate, martedì 8 e mercoledì 9), della norvegese Bergen Philharmonic (mercoledì 16) e della Baltic Sea Philharmonic (mercoledì 23). All’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, unica rappresentante italiana, resterà invece la chiusura del festival, mercoledì 30.
Un 35/mo Settembre che vedrà nuovamente la presenza di grandi interpreti del panorama internazionale, sia nella direzione orchestrale, che nella veste solistica. Fra i primi, non sfugge quella del maestro Daniele Gatti che della storica orchestra tedesca di Dresda (fondata nel 1548) è divenuto dal 2024 il nuovo direttore principale. Una carica che manterrà fino al 2030, senza per questo ridurre la sua prolifica attività con altri complessi e istituzioni internazionali. Daniele Gatti è un grande specialista del repertorio sinfonico contemporaneo e si presenterà sul podio del Filarmonico per l’apertura del festival con una grande pagina di Mahler: la Sesta Sinfonia in la minore con la quale nel 2018 esordì al Teatro alla Scala.
Il giorno seguente (mercoledì 9) accompagnerà poi (con lo stesso organico orchestrale) la celebre pianista Beatrice Rana. L’emergente solista leccese non è nuova al Filarmonico dove si è presentata in diverse altre occasioni, anche l’anno scorso con la Kammerphliharmonie di Brema. In questa tornata porterà una pagina celeberrima come il Concerto n° 4 in sol maggiore op. 58 di Beethoven, compositore che la sta fortemente coinvolgendo da qualche anno.
Ritorna al Settembre, dopo anni di assenza, la Bergen Philharmonic. Orchestra, complesso fondato nel lontano 1765, che dopo la prima guerra mondiale fu riorganizzato diventando ben presto una delle due orchestre nazionali più importanti della Norvegia. E che oggi può contare su 101 professori d’orchestra in pianta stabile, molti dei quali impegnati nell’Accademia di Musica Grieg, il conservatorio all’interno dell’Università di Bergen.
La dirigerà il maestro russo, naturalizzato finlandese. Dima Slobodeniouk proveniente da una famiglia di musicisti riparati in Finlandia, dove dieci anni fa divenne direttore principale della Sinfonica di Lahti. Il musicista fu già al Settembre 2025 guidando l’altra importante orchestra di Dresda, la Philharmonie. Dirigerà questa volta la Quarta Sinfonia di Cijakowskij e accompagnerà il pianista norvegese Leif Ove Andsnens, famoso come promotore delle musiche di Grieg, oltre ad aver fondato il noto Festival Risor di musica da camera, che se la dovrà vedere col tenutissimo Concerto n° 2 in si bemolle maggiore op. 83 di Brahms.
Anche per la Baltic Sea Philharmonie (23 settembre) sarà un gradito ritorno al Filarmonico. Dopo tre occasioni con la guida “stravagante” di Kristjan Järvi, l’orchestra scandinava si presenterà con un direttore spesso sulle cronache televisive odierne per il suo forte carisma. Si tratta dell’americano Robert Treviño, 42 anni, direttore principale della Filarmonica Enescu e direttore ospite principale della Sinfonica Nazionale della Rai. Treviño ha fatto il suo debutto a 20 anni a Wuppertal in Germania e nel 2010 ha vinto il James Conlon Prize all’Aspen Music Festival che gli permise di essere confermato come direttore associato della New York City Opera. Dirigerà un pezzo rarissimo dello scandinavo Wilhelm Stenhammar: l’Interludio Mellanspel dalla Cantata Sangen op. 44, chiudendo la serata con la maestosa Sinfonia n° 1 in do minore o. 68 di Brahms. Accompagnerà nell’occasione anche la giovanissima violoncellista Charlotte Melkonian nelle Variazioni su un tema rococò op. 33 di Cjaikowskij.

La Melkonian, tredicenne, è una delle più straordinarie giovani promesse del violoncello, contraddistinta da una maturità straordinaria, con una tecnica brillante e una voce artistica inconfondibile. La più giovane borsista della Fondazione Mutter che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo premio (massimo punteggio) allo Jugend Musiziert, al Concorso Strumentale di Amburgo e in numerosi altri concorsi internazionali.
Un tutto Rachmaninov contraddistinguerà invece il concerto di chiusura (30 settembre), presente l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di di Santa Cecilia (di casa ormai a Verona), condotta dal russo Stanislav Kochanovsky con al pianoforte l’esperto per eccellenza del compositore russo: il connazionale Nikolai Lugansky. Una abbinata di esecutori essenziali per proporre due pagine di Rachmaninov formidabili, come il Concerto n°3 in re minore e la Seconda Sinfonia in mi minore op. 27.
Kochanovsky è di San Pietroburgo, oggi fra i più brillanti e promettenti giovani direttori russi, con una profonda e vasta conoscenza dei repertori sinfonico e operistico, direttore principale della State Safonov Philharmonic Orchestra che sta ora ricevendo attenzioni dalle sale e dai teatri di tutto il mondo. Al pari Nikolai Lugansky, oggi conosciuto come uno dei più grandi pianisti a livello mondiale, che ha inciso in diverse occasioni tutti e quattro i concerti di Rachmninov, di cui è considerato l’esecutore “principe” che più di altri ne conosce la complessa personalità.
