Non bastano più spray e zanzariere. Lo dice all’Ansa un microbiologo esperto
Le malattie veicolate dalle zanzare, come Malaria, West Nile, Dengue o Cykungunya stanno diventando una costante delle estati post cambiamento climatico. I casi, che fino a qualche anno fa erano eccezionali e sporadici oggi cominciano a diventare numerosi e i morti sono già una ventina.
Restano valide le solite raccomandazioni: niente vasi o recipienti con acqua stagnante, disinfestazione delle larve da parte dei comuni, zanzariere alle finestre, spray repellenti, abiti adeguati. Ma non bastano più.
Servono azioni coordinate di sanità pubblica che proteggano l’intera comunità, come programmi di sorveglianza delle zanzare circolanti e interventi di disinfestazione mirati, specialmente in questa fase calda e umida di fine estate.
Lo ha dichiarato all’Ansa Francesco Broccolo, microbiologo dell’Università del Salento.

«Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità – riferisce Broccolo all’Ansa- dall’inizio del 2026 in Italia si contano 432 casi confermati di infezione da West Nile virus e 17 decessi, con il virus che circola ormai stabilmente in 17 Regioni. Sul fronte della malaria, il quadro resta quello dell’importazione, con 700-800 casi l’anno, quasi tutti contratti all’estero, con un paio di decessi all’anno».
La Malaria nel nostro paese era stata debellata completamente. Il turismo e l’immigrazione l’hanno fatta ricomparire anche se è improbabile che torni ad essere endemica. Ma il rischio c’è.
Servono allora provvedimenti collettivi: una rete di sorveglianza con trappole per zanzare, individuare i Comuni in cui i virus circolano e compaiono i primi malati; la disinfestazione con larvicidi e adulticidi concentrati sui focolai; rimozione delle acque stagnanti; la sicurezza di sangue e trapianti, con lo screening dei donatori già attivo per il West Nile.
Per la Malaria è necessaria la chemioprofilassi e consulenza pre-viaggio e la diagnosi precoce al rientro di quei viaggiatori che vanno in zone a rischio.
