La Cgil Verona interviene nel dibattito sulle nuove misure europee di politica industriale, dall’Industrial Accelerator Act al Quality Jobs Act, chiedendo che la strategia per il rilancio della manifattura tenga insieme competitività, qualità dell’occupazione e tutela dei diritti.
Secondo il sindacato, le numerose vertenze che hanno interessato il manifatturiero veronese mostrano la necessità di politiche capaci di accompagnare e governare le transizioni attraverso una regia pubblica trasparente. In questo quadro, la proposta europea viene considerata un passo avanti rispetto all’assenza di una strategia industriale strutturata e al ricorso, definito dalla Cgil, al tradizionale sistema dei finanziamenti «a pioggia». Restano però, secondo il sindacato, diversi aspetti da chiarire.
La richiesta centrale riguarda il significato da attribuire al «Made in Europe». Per la Cgil non dovrebbe essere soltanto un’etichetta o uno strumento di protezione commerciale, ma diventare uno standard produttivo e di qualità del lavoro, fondato sul rispetto dei contratti, della sicurezza, dei diritti e sulla presenza di servizi pubblici adeguati.
Da qui la proposta di vincolare le risorse pubbliche destinate alla transizione industriale e alla protezione delle filiere al rispetto di specifiche condizioni: applicazione dei contratti, tutela della sicurezza, qualità dell’occupazione e coinvolgimento delle parti sociali nei processi decisionali.
La Cgil chiede inoltre una strategia complessiva per rafforzare la resilienza dell’economia europea, anche alla luce dei dazi statunitensi, ma senza limitare la cooperazione commerciale e industriale al solo rapporto con gli Stati Uniti. Secondo il sindacato, occorre infatti ampliare le relazioni con altre economie, comprese quelle dell’Europa orientale e dell’est del mondo.
Un altro punto riguarda il Quality Jobs Act, che per la Cgil dovrebbe avere carattere vincolante e intervenire sulle modalità di organizzazione delle filiere. Tra le richieste figurano la limitazione delle catene di subappalto, l’introduzione della responsabilità solidale lungo tutta la filiera e la promozione del contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno come forma ordinaria di occupazione, contrastando il ricorso alle forme di lavoro precarie.
Particolare attenzione viene riservata anche alla trasformazione digitale. L’introduzione di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale nei processi produttivi, secondo il sindacato, dovrebbe essere accompagnata da trasparenza, diritti di informazione e contrattazione sindacale. La Cgil chiede inoltre che le decisioni che riguardano direttamente le persone restino sempre affidate alla responsabilità umana.
Sul fronte degli investimenti, la richiesta è di estendere la politica di difesa industriale oltre i singoli comparti, includendo l’intero sistema della meccanica, dell’impiantistica e delle filiere tecnologiche considerate strategiche. Al tempo stesso, il sindacato chiede di escludere finanziamenti destinati alle fonti fossili e a modelli produttivi caratterizzati da un basso valore aggiunto.
A richiamare la situazione del territorio veronese è Martino Braccioforte, segretario generale Fiom Cgil Verona, che sottolinea come l’ultimo anno sia stato segnato da numerose difficoltà per il settore manifatturiero.
«In un territorio reduce da un anno difficile, segnato da troppe chiusure e da centinaia di posti di lavoro persi, pochissime vertenze si sono concluse salvaguardando siti e occupazione – afferma Braccioforte –. La vicenda del Gruppo Riello rappresenta una di queste rare eccezioni positive, a dimostrazione che servono progetti industriali solidi e non scelte speculative».
Sulla stessa linea Francesca Tornieri, segretaria generale Cgil Verona, che richiama la necessità di una strategia capace di tutelare e rilanciare il patrimonio produttivo locale: «Salvare e rilanciare il patrimonio manifatturiero veronese significa imboccare una direzione precisa che valorizzi la qualità del lavoro e la sostenibilità, ed avere il coraggio di sostenerla in tutte le sedi europee».
«Come Cgil ci siamo – conclude Tornieri –: stiamo seguendo da vicino l’iter delle nuove normative e continueremo a fare la nostra parte per orientare le decisioni a tutela delle lavoratrici, dei lavoratori e del nostro sistema produttivo».
