In Italia micro e piccole imprese pagano l’elettricità il 17,9% in più rispetto alla media Ue. Zenari: «Servono regole e condizioni eque per competere»
Le bollette energetiche continuano a rappresentare un peso significativo per le piccole imprese italiane e per le famiglie. Secondo un’analisi di Confartigianato, le micro e piccole imprese del Paese sostengono per l’elettricità una spesa superiore di 3,7 miliardi di euro rispetto alla media dell’Unione europea. Un divario che interessa anche il territorio veronese, dove l’extracosto stimato per le imprese arriva a 82 milioni di euro.
I dati sono stati presentati in occasione della 22ª edizione della convention «Energies and Sustainability Confartigianato High School», organizzata dalla Confederazione in collaborazione con i consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia, che si è svolta dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria, in Sardegna. All’incontro ha partecipato anche una delegazione di Confartigianato Imprese Verona guidata dal presidente Devis Zenari e dalla segretaria generale Giorgia Speri.
Secondo il rapporto, le piccole imprese italiane pagano mediamente l’energia elettrica 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea. Il differenziale è quindi del 17,9% e colloca l’Italia al terzo posto nell’Ue per costo dell’elettricità destinata alle piccole imprese, dietro Irlanda e Germania.
A incidere sul prezzo finale è anche il peso della componente fiscale e parafiscale. Accise e oneri generali di sistema ammontano a 5,44 centesimi per kWh, un livello superiore del 47,4% rispetto alla media europea. Secondo Confartigianato, il peso del prelievo cresce inoltre al diminuire dei consumi: per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh il divario rispetto alla media Ue raggiunge il 75,5%, mentre per le grandi imprese energivore il prelievo risulta invece inferiore alla media europea.
«Il fisco in bolletta cala incredibilmente al crescere dei consumi – commenta Devis Zenari –. Quindi, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa. Questa distorsione deve essere colmata con soluzioni rapide ed incisive».
Sul fronte territoriale, il maggiore divario rispetto alla media europea viene stimato da Confartigianato a Brescia, con 135 milioni di euro, seguita da Milano con 123 milioni, Napoli con 108 milioni, Taranto con 100 milioni, Bergamo con 97 milioni e Torino con 89 milioni. Verona, con 82 milioni di euro, si colloca tra le province maggiormente penalizzate, davanti a Treviso, Vicenza, Padova, Udine e Varese, tutte a quota 66 milioni.
Famiglie, in sei mesi energia più cara
L’analisi di Confartigianato prende in esame anche l’impatto dell’energia sui bilanci delle famiglie. Tra febbraio e agosto 2026, nel periodo considerato segnato dalla crisi nel Golfo, l’indice dei prezzi al consumo relativo a elettricità, gas e altri combustibili domestici è cresciuto complessivamente dell’11,4%.
Per le famiglie italiane questo incremento si tradurrebbe in una maggiore spesa stimata in 1,8 miliardi di euro nell’arco dei sei mesi. Nel dettaglio, il prezzo del gas è aumentato del 13,5%, mentre quello dell’elettricità del 10,1%, a fronte di un’inflazione complessiva del 2,8% nello stesso periodo.
Il Veneto è tra le regioni maggiormente interessate dal rincaro: secondo l’analisi, le famiglie venete avrebbero sostenuto un aggravio complessivo di 216 milioni di euro, con una crescita dei prezzi dell’energia del 14,8%, la più elevata tra le regioni considerate.
Anche Verona registra un incremento particolarmente marcato. «Le famiglie della provincia di Verona arrivano ad un extracosto di 42 milioni – spiega Zenari –, ammontare causato da un aumento di prezzi dell’energia riferito al territorio pari al 15,5%, che è il secondo più intenso dopo il +15,6% registrato per Gorizia».
«Una strategia europea per affrontare le crisi»
Per Confartigianato, i dati evidenziano la necessità di intervenire sia sul fronte degli approvvigionamenti sia sulla struttura dei costi energetici. Tra le ipotesi indicate da Zenari figurano la diversificazione delle fonti, la valutazione del contributo del nucleare di nuova generazione, lo sviluppo dell’idrogeno e un mix energetico più equilibrato.
«Occorre una strategia comune europea che protegga imprese e cittadini dalle conseguenze delle crisi geopolitiche e dalle speculazioni», sostiene il presidente di Confartigianato Imprese Verona.
Sul piano nazionale, l’organizzazione chiede inoltre un riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche in relazione alle diverse dimensioni delle imprese. «Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa», conclude Zenari. «Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre».
