( di Francesca Romana Riello) Angelo Peretti presenta il suo nuovo libro, Il profumo del bicchiere mezzo pieno, mercoledì 30 settembre alle 18.30 al Caffè Dante Bistrot, in Piazza dei Signori. Il giornalista e critico enogastronomico ne parlerà con Silvia Franceschini: l’incontro segna la ripartenza autunnale della rassegna Incontri d’Autore.
Il volume, uscito per Edizioni Ampelos, è nato quando Peretti è tornato sui faldoni di appunti riempiti in anni di assaggi e articoli e ci ha trovato più storie che schede tecniche. L’ingresso è libero e alla fine si brinda con i vini della cantina Vicentini Agostino.
Novantanove parole per raccontare il vino
Lo spunto arriva dal Premio Tenco. Emma Nolde canta «Saremo felici mai?», una domanda che col vino c’entra poco, e Peretti se la porta a casa. È con quella frase in testa che riapre i suoi quaderni.
Ne escono 99 testi brevi, ognuno legato a una parola e leggibile per conto suo. Punteggi e schede di degustazione restano fuori. Le bottiglie invece ci sono, quasi duecento: italiane e francesi soprattutto, ma anche boliviane, lettoni, messicane, cilene e giapponesi. Da ogni assaggio Peretti parte per raccontare chi ha incontrato e dove.
Il titolo va preso alla lettera. Peretti guarda la metà vuota del bicchiere, quella occupata dall’aria: è l’ossigeno a far uscire i profumi del vino. Da lì il discorso scivola sul tempo e su quanto poco ce ne concediamo, sempre di corsa da un impegno all’altro.

Il profumo del bicchiere mezzo pieno
Ci sono fioriture di montagna e strade bianche di campagna, un’auto ferma accanto a un vigneto. E c’è una passeggiata sotto la pioggia a Treviso, con una donna incontrata per strada che torna in mente a Peretti settimane dopo, davanti a un Riesling della Mosella.
Tra le pagine passano Leonard Cohen e Perfect Days di Wim Wenders, i dribbling di Maradona, Alda Merini, Patti Smith, Simone de Beauvoir. Ognuno entra nel libro da una porta precisa: un sorso, un incontro, un viaggio.
Poi ci sono le persone. Claudio Zanoni, musicista dei Ridillo, ha creato il vino Avamata insieme ai ragazzi di una cooperativa sociale. Francesco Ricasoli guida l’azienda di famiglia, che fa vino dal 1141: Peretti lo racconta partendo da un’asta benefica e da una bicicletta Bianchi che portava proprio quel numero.
Alcune bottiglie servono invece a smontare qualche luogo comune del mondo enologico, come un vino francese di Puech-Haut venduto in bag-in-box o un Riesling di Künstler chiuso con il tappo a vite.

Quarant’anni tra bottiglie e scrittura
Peretti lavora nel vino da quasi quarant’anni come giornalista, scrittore e consulente di consorzi di tutela, e dirige il giornale online The Internet Gourmet. Con Ampelos aveva già pubblicato Esercizi spirituali per bevitori di vino, che gli è valso il premio Michele D’Innella di Vinibuoni d’Italia – Touring Club Italiano e il titolo di autore dell’anno ai Wine Travel Awards della London Wine Fair.
Questa volta il lessico della critica resta in buona parte nel cassetto, e con lui le graduatorie. A Peretti interessa cosa rimane di un vino dopo l’ultimo sorso.
Per lui il vino più buono dipende da chi si ha accanto e dal momento in cui si stappa la bottiglia. «Che meraviglia, lo spirito leggero, scrive , è lì che c’è il profumo buono del bicchiere mezzo pieno».

