(Angelo Paratico) L’uccisione di Pierre Laval per i francesi è l’equivalente dell’assassinio di Mussolini per gli italiani. I due uomini erano molto simili, si stimavano e s’intendevano, entrambi provenienti dalla sinistra radicale e poi transitarono nella destra. Condivisero una fine violenta, che non meritavano, diventando gli agnelli sacrificali mandati nel deserto dopo essere stati caricati dei peccati di una generazione.

Pierre Laval
Pierre Laval nacque nel 1883 a Châteldon e fu fucilato il 15 ottobre 1945 nel carcere di Fresnes. Durante la Terza Repubblica fu deputato della Senna e membro della Sezione francese dell’Internazionale operaia (SFIO) prima di allontanarsi dalla sinistra.
Dal 1925 ricoprì più volte la carica di ministro, in particolare quella di ministro degli Affari esteri. Sebbene negli anni ’30 fosse considerato di destra e anticomunista, pur sostenendo una linea pacifista, nel 1935 firmò il trattato franco-sovietico di mutua assistenza perché aveva capito che il vero pericolo era la Germania di Hitler, non Stalin. Furono lui e Mussolini che tentarono di bloccare Hitler a Stresa, ma la Gran Bretagna, tradendo gli accordi sottoscritti con la Francia, firmò un accordo navale con la Germania senza consultarsi e vanificò tutto.
Fu presidente del Consiglio nel 1931-1932 e poi nel 1935-1936. Poi, allontanatosi dalla politica, cercò in tutti i modi di ostacolare l’entrata in guerra della Francia contro la Germania, avendo ben presente che non erano preparati per farlo.
Insieme a Philippe Pétain divenne la figura più importante del regime di Vichy e tornò a ricoprire la carica di capo del governo dall’aprile 1942 all’agosto 1944, un po’ come Mussolini nella RSI. Entrambi tentarono di mitigare la furia tedesca per il bene della propria patria. Al processo di Norimberga chiesero a Hans Richard Hemmer, responsabile di Ribbentrop a Parigi, di descrivere il comportamento di Pierre Laval e lui rispose che sfruttando la sua immensa intelligenza, umanità e conoscenza dell’animo umano, egli fu in grado di vanificare o annullare la gran parte delle loro richieste.

Il Processo
Arrestato in Spagna, venne condannato a morte per alto tradimento e complotto contro la sicurezza interna dello Stato dall’Alta Corte di giustizia, con un processo farsa. Lo accusarono di odiare la Gran Bretagna e lui rivelò che nel 1931 i britannici stavano per fallire e lui mise a loro disposizione tutto l’oro della Banca di Francia per sostenerli, un fatto confermato dai documenti. Petain chiese la grazia a De Gaulle e l’ottenne, ma Pierre Laval rifiutò di firmarla.
Il 10 ottobre 1934 Pierre Laval, come ministro degli Affari esteri, si accordò con Benito Mussolini al fine di consolidare un sistema di sicurezza collettiva in Europa e di prevenire qualsiasi ritorno offensivo della Germania. Il 4 gennaio 1935 si recò a Roma e propose di risolvere la controversia coloniale franco-italiana riguardante il protettorato francese della Tunisia, rivendicato dall’Italia fascista. Il 7 gennaio 1935 vennero firmati degli accordi tra la Francia e l’Italia che prevedevano fra l’altro la volontà di preservare l’indipendenza dell’Austria, qualora questa dovesse essere minacciata dal Terzo Reich.
Un piano segreto contro Hitler?
Di Felice Bellotti (1909–1980) avevamo già scritto sull’Adige perché fu una figura chiave per la liberazione di Indro Montanelli da San Vittore, ma c’è un’altra sua notazione che non ha ancora trovato una conferma: l’esistenza di un patto segreto che prevedeva la neutralità dell’Italia (non belligeranza) in caso di attacco tedesco alla Francia e poi un intervento italiano a fianco della Francia, contro la Germania. Felice Bellotti parlò di questo accordo segreto nel 1947 in un libro intitolato La Repubblica di Mussolini Edizioni Zagara. E, in effetti, abbiamo la rivelazione di Maurice Gamelin, capo supremo delle forze armate francesi all’inizio del conflitto. Il presunto “accordo” prevedeva che la pianificazione militare e difensiva della Francia si basasse sull’assoluta certezza che l’Italia fascista non sarebbe rimasta alleata della Germania. Le sue valutazioni strategiche furono presentate ufficialmente al governo francese il 23 agosto 1939, durante una cruciale riunione del Comitato di Difesa Nazionale, e ribadite nei giorni successivi fino alla dichiarazione di guerra. Secondo questa tesi, i comandi francesi confidavano in un patto, in una garanzia o su un’intesa di massima (anche diplomatica o d’intelligence) secondo cui l’Italia avrebbe finito per schierarsi contro Hitler se quest’ultimo avesse attaccato a ovest, oppure avrebbe agito come forza di contenimento.

La decisione di Mussolini e di Vittorio Emanuele III di entrare in guerra il 10 giugno 1940 a fianco della Germania, quando ormai la Francia era battuta, fece crollare di colpo ogni speranza di contenimento e il piano segreto, se mai è esistito, venne fatto sparire. La condanna a morte di Pierre Laval fu un orrendo omicidio che pesa sulla coscienza di tutti i francesi.
