(Gianni De Paoli) Il nuovo aumento dei carburanti torna a pesare sui bilanci di famiglie e imprese. Benzina e gasolio hanno registrato rincari rispettivamente del 29% e del 36%, in un quadro legato alla guerra scatenata da Stati Uniti Israele contro l’Iran.

L’aumento riguarda tutta Europa, mentre in Italia il peso della fiscalità continua a incidere significativamente sul prezzo alla pompa: tra accise e Iva, il prelievo può arrivare a rappresentare circa la metà del costo di un litro di carburante.

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Benzina e diesel mangiano il guadagno a chi ci lavora

A pagare il conto sono soprattutto le categorie che utilizzano l’auto o i mezzi pesanti per lavorare. Tra queste camionisti, tassisti e agenti di commercio. Per questi ultimi, in particolare, l’aumento dei costi di trasferta è difficilmente trasferibile sulla clientela. Le tariffe dei taxi sono infatti stabilite dai Comuni, mentre gli agenti di commercio operano con provvigioni e accordi commerciali che non vengono automaticamente adeguati all’aumento dei costi.

Per un rappresentante, l’automobile è uno strumento indispensabile dell’attività: le percorrenze possono superare i 30-40 mila chilometri l’anno. Ogni aumento del carburante si traduce quindi in una crescita immediata dei costi, comprimendo il reddito netto.

Sul fronte dell’autotrasporto, il Governo ha previsto crediti d’imposta, ma restano alcune categorie escluse, tra cui i proprietari di mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate e quelli che non rientrano nei requisiti ambientali previsti.

Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, dal 19 marzo a oggi il Governo ha varato 13 provvedimenti per ridurre le accise, per un costo complessivo di 2,1 miliardi di euro. A questi si aggiungono altri 500 milioni destinati, sotto forma di crediti d’imposta, ad autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Il totale degli interventi negli ultimi sei mesi e mezzo supera quindi i 2,6 miliardi di euro.

Da oggi, sabato 26 settembre, inoltre, il taglio delle accise sul diesel viene ridotto da 12,2 a 6,1 centesimi al litro e resterà in vigore fino al 5 ottobre.

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La Cgia mette a confronto questi interventi con quelli adottati nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina: in otto mesi il Governo Draghi destinò 7,3 miliardi di euro al contenimento del caro-energia. All’epoca, ricorda l’associazione, l’Unione europea aveva concesso agli Stati membri maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio per fronteggiare l’emergenza.

Proprio per questo la Cgia torna a chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità e strumenti capaci di intervenire più rapidamente sui rincari energetici. Tra le proposte dell’associazione figura anche l’introduzione di meccanismi automatici di adeguamento delle tariffe, così da evitare che categorie come tassisti e agenti di commercio debbano attendere i tempi delle decisioni amministrative per compensare l’aumento dei costi.