(Angelo Paratico) Verona vanta due magnifici alberi di Ginkgo. Si trovano in Piazza Indipendenza, e il principale quest’anno compie 226 anni. Fu annotato nei registrati botanici nel 1800 ed è ancora lì, che ci osserva correre avanti e indietro indaffarati con le nostre cose.  Maestoso e austero, raggiunge i 23,5 metri. Accanto ad esso sorge un secondo Ginkgo, più giovane. Arrivato dall’Estremo oriente non è il più antico d’Italia, questo record va a un Ginkgo all’orto botanico di Padova che risale al 1750.

Quando nel 1945 gli americani sganciarono la prima bomba atomica su Hiroshima, distrussero tutta la vegetazione presente in città, eppure gli alberi di Ginkgo, molto comuni in Giappone, furono i primi a rifiorire e a rimettere le foglie. La Gingko Biloba è l’unica pianta del gruppo Gingkoinae giunta sino a noi. Tutte le altre specie appartenenti a questo gruppo, originate nel Mesozoico (251 – 61 milioni di anni fa), sono scomparse. Per questo possiamo considerarla un fossile vivente. A Verona ne abbiamo molti altri, molto giovani, per esempio lunghe file li si vede ai due lati di via 4 Novembre.

GINKGOBAUM 2

Grandi proprietà medicinali

La Ginkgo Biloba si dice sia la pianta dell’eterna giovinezza ed è studiata in tutto il mondo. Altri suoi nomi botanici sono Salisburia adianthifolia Smith, Salisburia macrophylla C. Koch o volgarmente Albero dei quaranta scudi. In cinese è nota come Pè Kouo o Ya Tchang Chou.

Per la fitoterapia si usano le sue foglie, i frutti e i semi. Questi ultimi vengono usati in Cina contro la tosse, contro le malattie della pelle e hanno forti effetti depurativi. Da un simposio tenuto alcuni decenni fa a Roma, aventi per tema le mirabolanti proprietà della Ginkgo Biloba, risultò che da questa piante si possono estrarre sostanze straordinariamente efficaci per rallentare il processo di invecchiamento cellulare. Gli estratti delle loro foglie si sono rivelati straordinariamente efficaci per eliminare quasi del tutto l’arteriosclerosi cerebrale, uno dei più invalidanti effetti dell’invecchiamento.

Specificamente, la somministrazione di estratti di Ginkgo agirebbe attivando la circolazione cerebrale, senza presentare effetti collaterali spiacevoli. La Gingko Biloba può, in varie formulazioni, attenuare gli effetti dell’invecchiamento: macchie cutanee, rughe e farebbe migliorare la circolazione del sangue nel cuore e della sordità. E’ una pianta che può raggiungere un’altezza di 30-40 metri, con tronco dritto e chioma molto espansa a forma piramidale.

Un fossile di Ginkgo vecchio di 200 milioni di anni,

Un fossile vivente

Le sue foglie di colore verde chiaro e dalla tipica forma a ventaglio, leggermente bilobata. In autunno assumono un colore giallo intenso, molto caratteristico e decorativo. Si tratta di una pianta dioica, quindi le strutture riproduttive maschili e femminili si trovano in alberi diversi.

Il nome del genere Ginkgo deriva dal cinese Yin-kyo e significa “albicocca d’argento” perché i semi a maturazione hanno un rivestimento carnoso molto simile a questo frutto. Il nome della specie biloba si riferisce invece alla bilobata delle sue foglie. Darwin definì questo albero “fossile vivente” e tutt’ora è considerato tale in quanto le sue origini risalgono al Paleozoico ed è senza dubbio la pianta a semi vivente più antica. In Cina e in Giappone è considerata da sempre una pianta sacra e per questo si trova molto spesso nei pressi dei templi.

Gli esemplari femminili producono semi avvolti da un involucro carnoso, che, giunto a maturazione, emana un odore molto sgradevole. Proprio per questo a scopo ornamentale si consiglia di preferire gli esemplari maschili, che non puzzano.

Si tratta di una pianta originaria della Cina ed introdotta poi in tutto il mondo, dove oggi viene coltivata per raccogliere le sue foglie a scopo salutistico o utilizzata come pianta ornamentale in giardini, parchi e viali. La si credeva estinta, ma in una vallata nascosta della Cina, nei primi anni del 1700 se ne trovarono degli esemplari viventi. Ha una notevole resistenza sia agli agenti inquinanti, sia agli agenti atmosferici. Nella cucina asiatica i semi del ginkgo, conosciuti come Pa-Kewo, Pakgor o Ginnan, fanno parte della tradizione culinaria. Vengono mangiati cotti, come contorno od aggiunti a molti piatti.