La proprietà privata non si tocca. Ma il mercato non è in grado di autoregolarsi: ci deve pensare lo stato

(Orazio Albanese) La protesta popolare per la casa in corso a Madrid si sta allargando ad altri paesi e segnala un problema sentito anche in Italia. Affitti troppo cari, in molti casi insostenibili per chi ha una stipendio normale, specie per i giovani, molti dei quali sono costretti a vivere con i genitori.
Stipendi bassi e affitti cari generano uno squilibrio che si ripercuote sull’impossibilità di metter su famiglia per i giovani, con quel che ne consegue sulla natalità, sulla speculazione immobiliare, sulla composizione sociale dei quartieri, sulla desertificazione dei centri storici, su un malessere sociale generalizzato che trova l’apice nel fenomeno dei senza casa, cosa che in un paese civile non dovrebbe esistere.

protesta studenti

In Italia il problema è attenuato dal fatto che siamo il paese con il maggior numero di case di proprietà, il che riduce almeno in parte il numero di coloro che cercano una casa in affitto. Ma è aggravato dalla situazione degli stipendi, tra i più bassi d’Europa.

La protesta per la casa va letta in una dimensione più ampia

La protesta che sta avvenendo però va letta in una dimensione più ampia che va a parare sui principi sui quali si regge il sistema. Bisogna chiedersi: da che cosa è determinato il caro affitti? Risposta: dal mercato, ovvero dalla dinamica domanda/offerta. E’ evidente che se la gente scende in piazza esasperata vuol dire che il meccanismo del mercato ha generato delle distorsioni.
Il che significa che il mercato non contiene in sé la capacità di autoregolarsi. E’ quindi necessario l’intervento riequilibratore dello stato, cioè dalla politica.

E qui casca l’asino. Ma se la politica, com’è nel sistema liberal-capitalista, continua ad essere sottoposta all’economia ovvero agli interessi che governano il mercato, questo intervento diventa impossibile.
La proprietà privata non si tocca. Questo è fuori discussione. Ma non è che in nome della sua difesa si può lasciare che sia l’economia, a governare. Perché certe storture, com’è appunto quello che sta avvenendo per la casa, possono essere raddrizzate solo dallo stato con lo strumento delle leggi. Se lasciamo fare al mercato prima o poi una bomba sociale ci scoppierà in mano.

Di strumenti ce ne sono quanti se ne vuole. Fin dagli anni ’30 del secolo scorso, durante il Fascismo, era stato messo in piedi una grande progetto di edilizia economico-popolare a riscatto e, subito dopo la 2ª guerra mondiale, nell’ambito della ricostruzione del paese, Fanfani diede impulso all’operazione Ina-casa, anche questa col sistema del riscatto. E’ mai possibile che oggi non si riesca a fare qualcosa del genere?