I 160 anni de L’Adige, fondato nel 15 ottobre del 1866

(Giovanni Perez*) «L’Adese nasse italian/ da na mare todesca a Passo Rèsia./ El se destaca da la teta de giasso./El scapa a salti, a sbrufi:/discolo, garibaldin …»

Inizia così la celebre poesia di Tolo da Re intitolata: “L’Adese”, che noi, quelli di una certa generazione, ricordiamo con un misto di nostalgia e rimpianto. La ricordiamo perché evoca una Verona che non c’è più, che non è più quella in cui siamo cresciuti e, fino a non molto tempo fa, riconosciuta anche dal suo magico fiume, l’Adese, appunto, che da sempre la attraversa con le sue acque gagliarde, dove si specchiano campanili, ponti e palazzi. Troppe cose sono nel frattempo cambiate, troppo mutati sono i veronesi, come si intuisce dai loro sguardi, dal loro parlare, dal modo con cui affrontano la loro vita quotidiana, in cui l’essere comunità va lentamente scomparendo.

Un anniversario raro per un giornale

La testata “L’Adige” ha raggiunto i suoi 160 anni di vita, stabilendo un primato in un momento storico carico di inquietudini, perché Verona sta sempre più velocemente compiendo un’altra metamorfosi, i cui esiti sono imprevedibili e, ci auguriamo, tali da non snaturarla definitivamente. Una domanda soprattutto si impone: chi sono, come li definiscono i sociologi, i nuovi veronesi?

Difficile rispondere. Nonostante la convivenza, spesse volte problematica, vivono rispettando le proprie origini e provenienze più diverse, inseguendo prevedibili benefici e speranze, approfittando di quanto gli offre una città divenuta tale grazie al contributo di generazioni e generazioni, la cui storia a loro non interessa, così come in fondo non interessa anche a tanti, troppi veronesi che un tempo si definivano “de soca”. Per i nuovi veronesi, quei veronesi dei tempi passati è come se non fossero mai esistiti, come se i loro sacrifici non fossero mai stati compiuti.

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Proprio perché c’è stata in tempi rapidissimi, dicono ancora i sociologi, questa mutazione antropologica, “L’Adige” sta raccontando una Verona che si è come frammentata inevitabilmente in tante, troppe immagini di essa, disegnandone quel volto cosmopolita incompatibile con i concetti stessi di identità, di memoria condivisa, di tradizione.

Ma al “pessimismo dell’intelligenza” noi opporremo l’”ottimismo della volontà”, raccontando i vizi e le virtù, le difficoltà e le speranze, le vicende locali e i riflessi nazionali. A Verona non mancano tante preziose energie, che resistono per lo più nascoste dietro le quinte, la cui mobilitazione è sempre stata una sfida, un azzardo, forse una scommessa. Sono tali energie che dovranno animare quel ceto politico che attendiamo di vedere nel prossimo orizzonte, la cui etica dovrà esprimere l’antitesi di quel fare eccentrico tipico di quanti mascherano la propria nullità con i fumi di ideologismi logori e in contraddizione con il semplice buon senso, al quale la veronesità si è invece sempre ispirata.

Auguri di buona battaglia per l’anniversario de L’Adige

A “L’Adige di Verona” gli auguri di una buona battaglia, attenta e rivolta verso i suoi prossimi 160 anni e oltre, perché adesso non è proprio il momento di mettere argini alla Divina Provvidenza.

*Direttore responsabile de L’Adige