Senza crescita e giustizia sociale, l’Europa rischia di perdere la fiducia dei suoi giovani

(Giorgio Pasetto) C’è un passaggio particolarmente significativo nella riflessione attribuita a Mario Draghi sui disordini che attraversano diversi Paesi europei. È il concetto di «aspettative bloccate». Un’espressione che merita attenzione perché sposta il dibattito dalle manifestazioni di piazza alle ragioni profonde del disagio sociale. Draghi propone una lettura che va oltre la contrapposizione tra ordine pubblico e protesta. La violenza deve essere condannata senza ambiguità, ma condannarla non significa aver compreso perché si producano determinate tensioni.

L’ascensore sociale fermo

La repressione può contenere un disordine. Non può, da sola, restituire un futuro a una generazione. Il vero problema è l’ascensore sociale fermo! Per decenni, il modello europeo si è fondato su una promessa: studiare, lavorare, impegnarsi e migliorare progressivamente la propria condizione rispetto a quella dei genitori. Oggi quella promessa appare meno credibile agli occhi di molti giovani.
Il lavoro è spesso precario, gli stipendi faticano a sostenere il costo della vita, acquistare una casa diventa difficile e le trasformazioni tecnologiche impongono competenze in continua evoluzione.La conseguenza non è soltanto economica. È anche sociale e culturale.

Quando una persona non intravede possibilità concrete di miglioramento, diminuisce la fiducia nelle istituzioni e nella capacità della politica di rappresentare i suoi bisogni. È questo il significato più profondo delle aspettative bloccate. Crescita e giustizia sociale devono procedere insieme!

Crescita economica e giustizia sociale

Un altro elemento centrale del ragionamento di Draghi riguarda il rapporto tra crescita economica e giustizia sociale. Non basta distribuire meglio la ricchezza esistente se un Paese non riesce a produrne di nuova. Ma non basta nemmeno aumentare il prodotto interno lordo se i benefici della crescita rimangono concentrati e non si traducono in opportunità diffuse.
La crescita senza inclusione può accentuare le disuguaglianze. La redistribuzione senza crescita rischia invece di trasformarsi in una competizione permanente tra categorie e generazioni per risorse insufficienti.

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Giorgio Pasetto

La sfida europea consiste nel tenere insieme produttività, innovazione, salari, welfare e mobilità sociale. È su questo terreno che si misura la capacità della politica di costruire un progetto credibile per il futuro. La questione generazionale è diventata centrale!
La giustizia sociale non riguarda soltanto le differenze tra ricchi e poveri. Riguarda anche il rapporto tra generazioni.
Un sistema che protegge chi ha già raggiunto una posizione economica e sociale, ma offre opportunità limitate a chi deve ancora costruirsela, rischia di compromettere la propria coesione.

L’Europa

Servono investimenti nell’istruzione, nella formazione professionale, nella ricerca, nell’accesso alla casa e nella qualità del lavoro.
Serve soprattutto una politica capace di affrontare le trasformazioni tecnologiche senza lasciare indietro chi non dispone degli strumenti per governarle. L’Europa deve tornare a essere un progetto di futuro! Il tema sollevato da Draghi si collega a una questione più ampia: la capacità dell’Europa di recuperare competitività economica e autonomia tecnologica.
Senza investimenti, innovazione e crescita della produttività, diventa sempre più difficile sostenere un modello sociale avanzato.
Ma la competitività non può essere considerata un obiettivo separato dal benessere delle persone.


Deve diventare lo strumento attraverso cui creare occupazione qualificata, migliorare i salari e finanziare servizi pubblici efficienti.
In questa prospettiva, una maggiore integrazione europea può rappresentare una risposta alle dimensioni delle sfide economiche e tecnologiche contemporanee. Comprendere il disagio non significa giustificare la violenza! È necessario mantenere una distinzione netta.
La protesta pacifica appartiene alla vita democratica. La violenza contro persone e beni deve essere contrastata attraverso gli strumenti dello Stato di diritto.

scontri

Sbagliato pensare che ogni tensione sociale sia solo un problema di sicurezza

Ma sarebbe un errore pensare che ogni tensione sociale possa essere affrontata esclusivamente come un problema di sicurezza.
Le istituzioni devono garantire legalità e, contemporaneamente, interrogarsi sulle cause economiche e sociali che alimentano sfiducia e conflittualità. Una politica che torni a parlare di futuro!
La riflessione di Draghi pone una domanda alla politica europea: quale prospettiva concreta siamo in grado di offrire alle nuove generazioni?
Non bastano gli slogan, né le promesse di cambiamento prive di strumenti economici credibili.
Occorrono politiche capaci di sostenere la crescita, ridurre gli ostacoli alla mobilità sociale e garantire che l’innovazione tecnologica diventi un’opportunità accessibile.

La questione non è scegliere tra mercato e giustizia sociale, ma costruire istituzioni capaci di far funzionare il mercato nell’interesse di una società più dinamica e inclusiva. Una società che non offre prospettive ai giovani non compromette soltanto il loro futuro. Compromette il proprio. Ed è proprio questa la questione che la riflessione di Mario Draghi invita ad affrontare.