(Angelo Paratico) Kim ricopre la carica di leader supremo della Corea del Nord dal 2011, in seguito alla morte di suo padre, Kim Jong Il. È il terzo componente della famiglia Kim a guidare il Paese, fondato da suo nonno Kim Il Sung.  Kim ricopre le cariche di segretario generale del Partito dei Lavoratori della Corea e di presidente della Commissione per gli Affari di Stato, oltre alle cariche più alte nell’Esercito Popolare Coreano. Nato nel 1982, ha studiato presso una scuola internazionale di Berna, in Svizzera, prima di rientrare a Pyongyang.

Le voci sulla morte di Kim

La scorsa settimana si erano diffuse voci che Kim Jong-Un si trovasse in fin di vita in un ospedale di Pechino e che esistesse la concreta possibilità che il suo posto sarebbe stato occupato da sua sorella o da sua figlia.

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Ma quelle voci erano completamente infondate e infatti egli è riapparso ieri, sabato 24 ottobre, per l’inaugurazione ufficiale di un ponte sul fiume Yalu, che collega la Corea del Nord alla città di Dandong, nella provincia cinese del Liaoning. Questo ponte è lungo 3 km, con quattro corsie, ed è stato costruito con 310 milioni di dollari di finanziamenti cinesi. Era stato completato nel 2014 ma mai inaugurato. È stato inaugurato solo questo mese, perché la parte nordcoreana non aveva mai costruito le strade e i posti di dogana necessari per la sua attivazione.

Dandong Bruecke
Il vecchio ponte bombardato

Kim ha inaugurato il ponte sul fiume Yalu

Kim ha attraversato il ponte sul fiume Yalu per recarsi a Dandong, dove ha deposto dei fiori al memoriale dei Volontari del Popolo Cinese caduti in Corea e ha incontrato Wang Huning, numero 4 del Partito comunista cinese, che gli ha portato i saluti di Xijing Ping. Ha poi visitato una fabbrica di autobus prima di tornare a casa seguendo lo stesso percorso. La tempistica della sua apparizione non è casuale. Questa settimana ricorre il 76° anniversario dell’ingresso delle truppe cinesi nella Guerra di Corea. Attraversarono il fiume Yalu e colsero di sorpresa gli americani.  Sentendosi con le spalle al muro, il generale MacArthur chiese a Truman di utilizzare delle bombe atomiche, ma il Presidente lo licenziò. Seguì una controffensiva che respinse gli invasori comunisti oltre l’attuale confine. Il ponte sul fiume Yalu divenne un punto focale dei bombardamenti americani per bloccare il flusso di mezzi militari e soldati cinesi che li stavano attaccando. Lo stesso figlio di Mao Zedong fu uno delle decine di migliaia di militari cinesi che caddero sotto il fuoco americano.

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L’acquarello del direttore fucilato. Il vecchio ponte ferroviario è visibile sulla destra

Un contratto a Dandong

Conosco bene quella città di confine, ma ne ricavo delle emozioni spiacevoli e spiego il motivo. Nel 1995 passai una settimana a Dandong per conto di un consorzio di produttori di macchinari tessili. Ricordo la televisione nordcoreana che si poteva vedere da lì: sembrava 1984 di Orwell. Avevo visitato il vecchio ponte bombardato dagli americani e quello ancora in uso per la ferrovia. Mi trovavo in quel posto per le trattative finali di un contratto del valore di cinque milioni di dollari per la fornitura completa di una stamperia per seta e dopo lunghe trattative si arrivò alla conclusione. Vi incontrai la figlia di Deng Xiaoping, Deng Rong in visita alla fabbrica, mi strinse la mano e si complimentò con me per l’impegno a favore dello sviluppo della Cina.

Alla fine, arrivò il momento per la firma del contratto che si svolse sotto una telecamera della televisione di Stato della regione del Liaoning. Mi dissero che sarebbe stata vista quella sera al telegiornale da 80 milioni di spettatori.  Qui finisce la parte dilettevole. Il consorzio italiano mi chiese di trasferirmi da Hong Kong a Dandong per seguire più da vicino lo sviluppo di quel contratto. Li ringraziai e poi diedi le dimissioni, ritornando a Hong Kong.

Seppi in seguito che i soldi vennero pagati, i macchinari installati, ma alcuni dei direttori con i quali avevo trattato (fra cui quello che mi aveva regalato l’acquarello riportato qui vicino) vennero accusati di avere intascato dei fondi appartenenti alla fabbrica, furono arrestati e poi fucilati. La legge allora vigente in Cina prevedeva che quando ci si impossessasse illegalmente di una cifra superiore a circa mille e cinquecento euro attuali, scattasse la pena capitale. Ma a dispetto di questa draconiana misura in Cina, tutti rubano e solo i fessi vengono acciuffati. Quando lo venni a sapere qualche anno dopo, fui felice di aver rassegnato le dimissioni.