(Francesca Romana Riello) Legnago, scontro tra sindacati e Longhi su contratto e welfare: i dipendenti comunali di Legnago sono in stato di agitazione. Lo hanno proclamato FP CGIL, UIL FP e CSA RAL, su mandato dell’assemblea dei lavoratori del 27 ottobre, chiedendo l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione in Prefettura. Il sindaco Paolo Longhi si dice sorpreso e rivendica l’aumento del welfare, passato da 500 a 800 euro l’anno per dipendente.
Al centro della vertenza c’è il contratto integrativo 2026-2028, firmato il 5 ottobre dalla sola CISL FP, senza l’adesione della RSU e delle altre sigle. La contestazione riguarda la distribuzione delle risorse destinate al personale.
Le risorse e le richieste del personale
Secondo i dati riportati dai sindacati, le economie ammontano a 185mila euro nel 2024 e 43.152,97 euro nel 2025. Risorse che, sostengono le tre organizzazioni, non si sono tradotte in riconoscimenti economici al personale.
«Chiediamo di recuperare e distribuire le risorse disponibili e di superare i limiti ai premi che continuano a produrre avanzi», dichiarano.
Le richieste comprendono il welfare fino a mille euro annui per dipendente, buoni spesa e carburante, maggiori fondi per la previdenza complementare della Polizia Locale e la revisione dei criteri dell’indennità di servizio esterno. I sindacati contestano anche la proposta di aumentare la retribuzione di risultato degli incaricati di Elevata Qualificazione riducendo il fondo destinato al restante personale.
Le tre sigle riconoscono l’aumento del welfare a 800 euro, ma ritengono che non risolva le altre criticità e non giustifichi la chiusura del confronto.
Legnago, Contratto e welfare, scontro tra sindacati e Longhi
«Mi ha non poco sorpreso la proclamazione dello stato di agitazione dei dipendenti comunali», replica Longhi. Il sindaco ricorda che il welfare è cresciuto del 60 per cento e considera il trattamento complessivo, tra premi di risultato e welfare, «tra i migliori della provincia».
Longhi critica poi Valentino Geri della FP CGIL. richiamando la mancata firma del contratto nazionale del 23 febbraio e le indicazioni ARAN che riservavano la contrattazione integrativa alla RSU e alle organizzazioni firmatarie. Il quadro è però cambiato dopo la firma del contratto comunale del 5 ottobre: il 28 ottobre la FP CGIL ha sottoscritto il successivo contratto nazionale 2025-2027.
«Ho l’impressione che il dottor Geri sia più interessato alla polemica politica che alla contrattazione sindacale», afferma. «Ma non intendo confondere i dipendenti comunali, ai quali voglio bene e che rispetto, con chi pretende di rappresentarli facendo il tribuno».
I sindacati tornano invece sull’incontro del 28 settembre, durante il quale riferiscono di aver esposto al sindaco le ragioni del personale per oltre un’ora e mezza. Ventiquattro ore dopo, aggiungono, la Giunta ha autorizzato la firma definitiva del contratto.
«Per come si è svolto l’incontro e per la documentazione già predisposta, abbiamo avuto la netta impressione che la decisione fosse già presa», sostengono le sigle. «Un confronto deve poter incidere sulle decisioni».

Il caso della camomilla
A suscitare le proteste dei sindacati sono state anche alcune confezioni di camomilla lasciate nella buvette del Comune, accompagnate, secondo il loro racconto, dal messaggio: «Per i dipendenti in stato di agitazione. Il vostro sindaco».
Longhi conferma il gesto. «Avrei anche qualche considerazione meno diplomatica da rivolgergli, ma il mio avvocato, che incidentalmente sono sempre io, mi suggerisce prudenza», scrive riferendosi a Geri. «Così ho preferito lasciare qualche confezione di camomilla nella buvette del Comune».
E aggiunge: «Se proclamano lo stato di agitazione, da sindaco mi pare doveroso cercare di calmarlo. E se basta una bustina di camomilla per provocare tutto questo trambusto, forse la dose era insufficiente».
Per FP CGIL, UIL FP e CSA RAL è «una presa in giro fuori luogo» nei confronti di lavoratrici e lavoratori che esercitano una legittima iniziativa sindacale. «Il malessere del personale non si affronta con una battuta o con della camomilla, ma con risposte sui problemi sollevati».
Valentino Geri, Marco Bognin e Nicola Cavedini, firmatari della nota per le tre organizzazioni, chiedono di riaprire la trattativa: «Siamo disponibili a costruire soluzioni, ma servono impegni verificabili sulla distribuzione delle risorse, sul welfare e sulla valorizzazione di tutto il personale».
