(di Gianni Schicchi) Riprende la stagione concertistica della Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Venerdì 11 alle ore 20 e sabato 12 alle 17 è in programma il penultimo concerto sinfonico, con la partecipazione del direttore Pietro Borgonovo e del clarinettista Lorenzo Paini, una delle due prime parti dello strumento nell’orchestra areniana. 

La presenza della famosa bacchetta milanese è un ritorno molto gradito a Verona, avendo Borgonovo diretto più volte nella nostra città, lasciandovi prestazioni sempre di ottimo livello, incidendo anche un famoso concerto di Mozart in Sala Maffeiana. Borgonovo è poi un vero esperto del repertorio contemporaneo su cui è improntato anche il programma del Filarmonico riferito a musiche di Wagner, Schönberg, Stravinskj e Bernstein, idoneo per un organico ridotto come sarà quello areniano poiché il resto dell’orchestra è impegnato, come ben si sa, in Corea per l’esecuzione della Turandot nell’allestimento di Franco Zeffirelli. 

Pietro Borgonovo si è distinto fin da giovanissimo imponendosi quale solista di oboe sulla scena mondiale. Allievo del grande Heinz Holliger alla Musikhochschule di Friburgo, si è poi esibito nelle principali sale e nei festival internazionali, dal Teatro alla Scala, al Festival dii Salisburgo, alla Biennale di Venezia, al Musikverein di Vienna, Festival d’Autunno di Parigialla Carnegie Hall di New York, alla Sala Grande del Conservatorio Cijaikowsky di Mosca, alla Filarmonica di San Pietroburgo.
Pietro Borgonovo è direttore artistico della Giovine Orchestra Genovese e dal 2003 del Concorso Internazionale di Musica G. B. Viotti di Vercelli.

La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia gli affidò la direzione della prima mondiale dell’opera Medea di Adriano GuarnieriAllo spettacolo fu assegnato il Premio Abbiati 2003 della Critica. 

Lorenzo Paini, trentenne, milanese, è un talentuoso solista di clarinetto diplomatosi con il massimo dei voti al Conservatorio Verdi di Milano dove ha successivamente terminato anche il diploma accademico di primo livello in pianoforte. Ha inoltre conseguito il Master of Arts in Music Pedagogy di clarinetto con François Benda al Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano, dove ha pure terminato il Master of Arts in Music Performance.

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Da diversi anni si perfeziona all’Accademia di Musica Scatola Sonora a Roma. Ể molto attivo nella musica da camera dove è anche co-fondatore del Quintetto Meneghino.  In qualità di primo clarinetto ha già collaborato con numerose orchestre ed è stato selezionato per partecipare come clarinettista italiano all’OJM (Orchestra Giovanile del Mediterraneo), esibitasi nell’ambito del celebre festival di Aix-en-Provance.

Sono molte le orchestre intente ad accaparrarsi le sue prestazioni dopo le prescritte audizioni di idoneità (Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, Giovanile Italiana, Teatro alla Scala di Milano, Opéra Royal de Wallonie a Liegi, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Da dieci anni ha intrapreso l’attività didattica all’Associazione Musicale “Flûte Harmonique” di Milano di cui è anche socio fondatore.

Il programma di sala del Filarmonico inizia col celebre Idilio di Sigfrid per orchestra da camera (come venne concepita) di Richard Wagner, brano dedicato alla moglie Cosima Liszt nel giorno del suo compleanno e per la nascita del figlio Siegfried, nome non a caso protagonista poi della famosa Tetralogia. I frutti delle innovazioni di Wagner furono raccolti anche a Vienna da una nuova schiera di musicisti guidata da Arnold Schönberg: la sua prima Sinfonia da camera op. 9 (1907) condensa la sinfonia classica in un unico movimento per 15 esecutori.

Un’opera densissima, da microscopio, con cui l’autore si spinge dai cromatismi all’atonalità, fino a teorizzare la dodecafonia, nuova corrente di riferimento nata nel ‘900, mentre l’eclettico Stravinsky guardava sempre a forme e compositori del passato in posizione personale, ma quasi antitetica. In quest’ottica si inserisce la riscrittura di tre madrigali di Gesualdo da Venosa, “il principe musicista e assassino”, riuniti in un trittico Monumentum per orchestra da camera nel 1960. 

Nel secondo dopoguerra entrambi i compositori vivevano negli Stati Uniti, dove l’incontro col Nuovo Mondo e la sua musica lasciò il segno, in modo diverso. Stravinsky omaggiò il jazz nel ’45 con il breve ma intenso Ebony concerto per clarinetto e jazz band, dove organico e idee jazz si combinano con l’inesausto sperimentalissimo ritmico dell’autore. E se quest’opera matura ricalca la forma del concerto grosso, il quasi coevo Preludio fuga e riff (1955) del direttore-compositore Leonard Bernstein guarda al barocco e vi aggiunge quel suo spirito poliedrico e ironico, da vero figlio del Nuovo Mondo, mai dimentico del Vecchio.