(Angelo Paratico) Gesù è la figura più importante e influente nel il mondo occidentale, su di lui si scrivono ogni giorno nuovi libri e l’Europa nella quale viviamo è, piaccia o non piaccia, figlia delle sue parole. Anche chi lo nega vien da lui influenzato. Eppure, è sorprendente notare come poco si sappia di lui, per esempio per noi è sempre stato fonte di grande stupore il fatto che, gli evangelisti, nulla dicono di cosa fece Gesù dai 12 ai 30 anni.
Quando poniamo tale domanda ‘che fece Gesù per diciotto anni?’ in genere essi mostrano stupore, o non ci avevano mai pensato, oppure credono che tutto ciò che non si trova nei Vangeli non esiste, oppure che questo buco temporale non abbia alcuna importanza. Eppure non è un particolare di poco conto. Immaginiamo che una ditta assuma un ingegnere per un posto di grande responsabilità e dal suo curriculum manchi questo dettaglio. Nulla sappiamo quali studi compì il nostro ingegnere, a partire dalla seconda media sino al master post-laurea (equivalente per Gesù al suo incontro con San Giovanni Battista). Lo impiegheremo comunque tale ingegnere, dato che fa miracoli, ma la curiosità sul suo passato resterà più che legittima.
Gesù sparisce dalla narrazione evangelica a 12 anni e ricompare a 30
Gesù sparisce dalla narrazione evangelica mentre sta con i genitori al tempio di Gerusalemme per la Pasqua. I genitori ripartono con la carovana e dopo tre giorni s’accorgono di aver dimenticato il figlioletto. Corrono indietro, affannati e lo trovano intento a disputare con i dottori dentro alla Sinagoga. Maria azzarda un leggero rimprovero, ma viene respinta dal figlio, lui deve attendere alle cose di suo Padre. Poi, docilmente, li segue a Nazareth (Luca 2:52). Il nastro corre rapidamente in avanti e lo ritroviamo, trentenne mentre vien battezzato dal Battista, son passati 18 anni.

In passato sorsero varie leggende e speculazioni su dove stette e cosa fece durante quegli anni, conosciuti come gli anni perduti di Gesù ma non esiste una risposta convincente. La Chiesa dice che fece il falegname con il padre, ma la sua padronanza della filosofia, la sua profonda conoscenza della vita passata e futura, della natura umana, anche prescindendo dalla sua divinità, restano stupefacenti. Deve aver studiato e meditato a fondo, deve aver avuto maestri di prim’ordine, tant’è che le sue parole sono validissime ancor oggi, dopo 2000 anni.
Sul finire del medioevo sorsero varie leggende riguardanti Camelot e il re Arturo, che vedevano Gesù presente in Inghilterra con il mercante Giovanni d’Arimatea. Se ne parla nella loro canzone Jerusalem che è il loro vero inno nazionale, con God Save the King e Rule Britannia. Secondo i musulmani, Gesù fu un profeta, ma non morì sulla croce e lo definiscono “Issah, il grande viaggiatore”.

Una delle più affascinanti leggende sulla sua assenza lo vede pellegrino in India e addirittura in Kashmir e in Tibet. Tutti i seguaci della teosofia dell’Aquario, in voga negli anni fra ‘800 e ‘900, credevano a questa storia, rafforzata dal supposto ritrovamento, nel 1887, di un vangelo perduto nel monastero tibetano di Hemis, sopra a Leh, in Ladak. Il ritrovamento venne fatto da uno strano esploratore russo, Nicolas Notovitch.

Egli descrisse questa sua scoperta in un libro intitolato “La vie Inconnue de Jésus Christ”uscito nel 1894 e che divenne un best seller a livello europeo, pur essendo poi stato refutato. In seguito si segnalarono altre apparizioni e sparizioni di tale vangelo a Hemis, l’ultimo avvistamento risalirebbe agli anni ’60. Ci andò anche chi scrive, nel 2002, ma non vi trovò traccia di quei rotoli. Avevamo scritto anche al Dalai Lama che, tramite un suo segretario, ci rispose che non era mai stata trovata traccia di questi rotoli e che forse Notovich s’era inventato tutto.

Le somiglianze fra il messaggio cristiano e quello buddista sono innegabili ed è possibile che sia esistita una contaminazione fra i due credo, anche se, essendo il buddismo di 5 secoli più antico, è possibile che la contaminazione sia stata da Oriente a Occidente e fu forse filtrata dalle comunità degli Esseni dei quali poco conosciamo. Il Budda morente preconizzò l’apparizione di un Budda del futuro (Maitreja) a 5 secoli dalla sua morte, ovvero al tempo di Gesù. Il sovrano indiano Ahoka il Grande, un entusiasta buddista, fu in stretto contatto con la civiltà ellenistica e dei missionari buddisti visitarono la Grecia nel 230 a.C.

I punti di contatto fra le due religioni sono numerosi, per esempio la confessione dei peccati, i pesci come simboli di vita eterna, le ciotole d’acqua sugli altari, il pellegrinaggio verso i luoghi santi, la venerazione delle reliquie, la vita monastica anche per le donne, infine certi miracoli fatti dal Budda bambino vengono ripetuti da Gesù, come la formazione di uccellini in creta che poi volano via.
Volendo restare con i piedi per terra, forse Gesù si unì alle comunità monastiche degli Esseni, noti anche come Nazareni, che pregavano, digiunavano e creavano testi propri di fede religiosa (come i rotoli del Mar Morto) in attesa della fine del mondo, creduta imminente. Il nome di Gesù di Nazareth potrebbe significare Gesù l’esseno, dato che Nazareth a quel tempo non esisteva, come notò l’illustre biblista e storico, Géza Vermes.
