(di Gianni Schicchi) Il recente “live surgery robotico” per gli interventi mininvasivi al rene, effettuato dall’Unità di Urologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Polo Confortini), al quale hanno potuto assistere in video (dalle sale della Camera di Commercio di Verona) oltre 300 partecipanti da tutta Europa, ha un precedente e fondamentale “passaggio”. Si tratta di un trapianto di rene tra viventi, eseguito per la prima volta nel Veneto, effettuato qualche mese fa dall’Unità operativa, che è servito anche da “prova generale” se si può dire, per consentire in sicurezza altri futuri interventi mininvasivi di cui al live surgery robotico.
Il trapianto del rene tra viventi ha riguardato due fratelli di mezza età, entrambi ricoverati in Azienda ospedaliera a Borgo Trento. Sono stati i protagonisti di una vicenda clinica di successo con il primo trapianto di rene in Veneto interamente eseguito con chirurgia robotica mininvasiva da donatore vivente.
L’operazione è stata eseguita nei mesi scorsi, con cui è stato prelevato il rene sano e subito dopo trapiantato nell’addome del fratello malato. Entrambi hanno una cicatrice di soli 6 centimetri, a fronte di un organo di quasi 14. Subito dopo il prelievo, l’organo è stato sottoposto ad una attentissima chirurgia “da banco” per preparare il rene all’inserimento nell’addome per il trapianto. In questi casi, il tempo è essenziale e deve svolgersi tutto in quello più breve possibile. Gli urologi hanno praticato la piccola incisione robotica, seguita da alcuni dispositivi medici che hanno permesso la divaricazione e poi, con un’abilità unicamente umana e non robotica, sono state fatte le manovre per il corretto posizionamento del rene. L’ausilio robotico garantisce precisione millimetrica all’atto chirurgico e alla fase ricostruttiva.
Ogni anno in Italia si eseguono circa 2.500 trapianti di rene, il più frequente tra i trapianti d’organo. Più raro è invece l’intervento da donatore vivente, che rappresenta solo il 10–15% del totale, nonostante i noti vantaggi in termine di tempi d’attesa ridotti e migliori esiti postoperatori.
In Aoui ci sono le unità operative di Trapianto del rene e di Urologia che hanno una decennale esperienza robotica. Entrambe dirette dal prof Alessandro Antonelli, che grazie al coordinamento delle singole competenze professionali in un unico gruppo multidisciplinare, ha permesso di arrivare a questo obiettivo, il primo in Veneto. Negli ultimi anni, è stata proprio la chirurgia urologica a trainare la diffusione delle tecniche mininvasive robotiche e, proprio per questa esperienza consolidata, alcuni centri trapiantologici sono riusciti a integrare con successo la chirurgia robotica anche nel campo dei trapianti di rene.
Tuttavia, solo pochissimi hanno avviato un programma robotico per questo tipo di intervento. Ad oggi i centri urologici italiani che hanno già eseguito trapianti renali robotici sono: Firenze Careggi e Bari Policlinico. A Verona anche la trapiantologica classica del rene in chirurgia open è di lunga tradizione, iniziata a Borgo Trento nel 1968 dal professor Piero Confortini, che ha finora oltrepassato i 3.000 trapianti.

Alle équipe che hanno seguito il caso, coordinate dal prof Alessandro Antonelli, hanno contribuito una decina fra medici e infermieri composti di 4 Unità operative. “Abbiamo svolto il primo trapianto di rene – ha spiegato Antonelli – interamente robotico in Veneto, dove è stato condotto inizialmente il prelievo del rene, sempre per via robotica, dal donatore; successivamente la donazione è stata finalizzata con il trapianto verso il suo consanguineo. Entrambi gli interventi, ma il dettaglio lo poniamo soprattutto sul secondo, sono avvenuti evitando le incisioni chirurgiche perché eseguiti in maniera mininvasiva.

Dal punto di vista interventistico, la robotica consente di condurre tutte le ricostruzioni, sia dei vasi sanguigni sia della via urinaria, con una precisione aggiuntiva rispetto a quella dell’intervento tradizionale. Il beneficio per il paziente, che è particolarmente fragile per la patologia di cui soffriva, è di non avere avuto una vera apertura dell’addome e quindi un recupero in termini di dolore post-operatorio molto brillante.
La trapiantologia robotica del rene può anche favorire la donazione da vivente: tanto meno l’atto chirurgico impatta sulla vita di chi dona, tanto più sarà facile che avvenga”.
Per il direttore sanitario dott.ssa Matilde Carlucci: “E’ evidente la complessità di questo intervento. Tanti operatori sanitari che devono lavorare all’unisono, con preparazione specifica e condivisione costruita negli anni. Tutto questo permette tecniche innovative altrimenti non eseguibili, sia per arrivare all’intervento sia durante l’operazione. Questo gruppo si è rafforzato anche per introdurre nuove tecniche, per essere proiettati verso il futuro, anche grazie alla formazione che in questa azienda è un pilastro fondamentale”.
