(Francesca Romana Riello) Inclusione è stata la prima parola pronunciata il 3 dicembre all’Ufficio Scolastico Territoriale, e non per formalità. Il Provveditore dott. Amelio Sebastian, che questa iniziativa l’ha voluta e spinta con decisione, l’ha messa subito lì, all’inizio, come si fa con le cose che contano davvero: «Se non ci muoviamo insieme, restiamo fermi». E dalla sala è arrivato un mormorio di assenso, di quelli che fanno capire che nessuno ha intenzione di rimanere immobile.
Una mattina di volti, nomi e responsabilità condivise
La conferenza, organizzata con la Scuola Polo Inclusione IC Vigasio “Rita Levi Montalcini”, ha riunito figure che raramente si trovano tutte insieme. Il Prof. Angelo Lascioli dell’Ateneo scaligero, i rappresentanti di AIFA APS e del Gruppo Veneto ADHD, il CTS, la Prof.ssa Roberta Silva, i docenti dell’Istituto Salesiano San Zeno con il Prof. Zamboni, oltre alle coordinatrici degli Sportelli Autismo e Di.Co.Help.
È stato un incontro denso, quasi un lavoro di bottega: ognuno ha portato un tassello e lo ha appoggiato sul tavolo. «Non dobbiamo perderci nei ruoli ha detto Lascioli conta capire dove vogliamo arrivare». Una di quelle frasi semplici, ma che restano sospese un attimo nell’aria.

L’educazione come gesto quotidiano, non come slogan
Il programma Famiglie e scuola. Insieme per l’inclusione nasce da qui: dal bisogno di rimettere al centro la relazione, quella vera. Non la parola astratta, ma il modo in cui ci si guarda, ci si ascolta, ci si sostiene.
Il Prof. Zamboni, parlando dell’Albero dell’Inclusione realizzato dagli studenti, l’ha spiegato così: «Non è un albero per decorare. È un modo per dire che uno si regge anche grazie agli altri». La Prof.ssa Silva, con un tono più netto, ha aggiunto: «Le famiglie non devono sentirsi sole. Mai».
Una visione che richiama le linee internazionali della pedagogia inclusiva ma che qui prende forma nelle dinamiche quotidiane, tra ascolto, errori, tentativi e piccoli passi condivisi.
Simboli che parlano più delle parole
Due simboli accompagneranno il percorso. Il primo è l’Albero dell’Inclusione, che sarà acceso il 9 dicembre presso il Provveditorato. Un lavoro semplice e insieme potente, dicono i docenti del San Zeno.
Il secondo è il Presepe della Tradizione Veronese, realizzato dagli studenti di Sant’Ambrogio: pietra locale, due lastre sovrapposte, una luce che respira con il giorno e la notte. Verrà donato all’Ufficio Scolastico Territoriale come segno di comunità, qualcosa che resta anche quando gli incontri finiscono.
A marzo torneranno gli appuntamenti “In ascolto delle famiglie”, mentre il cammino si chiuderà il 16 giugno con un convegno dedicato alla Giornata Mondiale della Neurodivergenza. La Dirigente Amelio Sebastian lo ha riassunto così: «Il nostro lavoro è tenere aperta la strada, non chiuderla».
Ed è probabilmente questa l’immagine più sincera dell’intero progetto: una strada che si prova ad aprire, insieme.
Chi desidera partecipare o chiedere un supporto può farlo attraverso di questo link

