Paolo Rossi denuncia il provvedimento basato s ‘estremismo ideologico’

Il nuovo Piano della sosta 2026 della giunta comunale di Verona è presentato come un intervento di razionalizzazione. Ma dietro la retorica dell’omogeneizzazione e dell’efficienza, osserva il consigliere comunale Paolo Rossi, emerge una scelta politica: «trasferire il costo della gestione urbana della mobilità sui cittadini, in particolare sui non residenti e su chi vive nei quartieri semicentrali».

«L’estensione degli stalli a pagamento a Borgo Trento, e in prospettiva a numerose altre aree residenziali, segna un cambio di paradigma: la sosta gratuita diventa l’eccezione, non più la regola. Questa scelta viene giustificata con l’obiettivo di incentivare l’uso del trasporto pubblico e della mobilità dolce ma si trascura che manca ancora un sistema alternativo già pienamente funzionante. La filovia, evocata come perno della strategia, è ancora “in attesa di entrare a regime”, mentre i cittadini sono chiamati fin da subito a pagare».

sosta

Paolo Rossi passa poi ad analizzare il provvedimento della giunta di centrosinistra dal punto di vista politico. Eme4ge infatti l’assenza del confronto con le Circoscrizioni. «E alla base di questa follia i quartieri verranno uniformati tariffariamente, ma senza una reale analisi delle loro specificità sociali, economiche e infrastrutturali».

«C’è poi il tema della gestione affidata sempre ad AMT3. L’assenza di una riflessione pubblica alimenta il sospetto che la politica della sosta sia utilizzata anche come leva finanziaria più che come strumento di regolazione della mobilità. In questo senso, il piano rischia di configurarsi come una tassa classista, colpendo lavoratori, pendolari e utenti dei servizi cittadini che non dispongono di valide alternative all’auto privata.

Una riforma strutturale come questa avrebbe richiesto un dibattito pubblico più ampio, tempi di attuazione legati al reale potenziamento del trasporto pubblico e misure compensative per le fasce più esposte. Così com’è, la “rivoluzione della sosta” non sarà certo un passo verso una mobilità sostenibile, ma come l’ennesimo sacrificio chiesto ai cittadini in nome dell‘ estremismo ideologico di Tommasi e Ferrari».