( Federico Dal Cortivo) L’Ultima notizia è quella di un egiziano che girava con un machete nello zaino in stazione…Sembrava un film girato in Colombia tra i narcos…e invece siamo a Verona. Come volevasi dimostrare le vuote parole d’ordine delle “ istituzioni” sono solo acqua fresca di fronte alla montante marea della microcriminalità a Verona. 

Azioni ad alto impatto, blitz e altri nomi roboanti tratti dal gergo militare da parte di chi di militare ha ben poco, alla fine servono solo a stendere una cortina di fumo attorno al problema microcriminalità che fa rima con stranieri oramai quasi al 100%. Un cambio di passo non si vede all’orizzonte, ma tutto prosegue con la solita litania della mancanza  di uomini. 

Mancano agenti? Ma ce ne sono di più che in Francia e Germania

Ma i dati Eurostat smentiscono questa narrazione  visto che abbiamo più agenti ogni 100 mila abitanti che Germania e Francia. E anche mezzi. Scuse buone per ogni stagione  unite ai “dati sempre esaltanti” sulle attività svolte sul territorio sciorinati come ogni fine anno, il che permette ai vertici di restare saldamente sulla poltrona nonostante i dati oggettivi imporrebbero la loro rimozione immediata. 

C’è chi vorrebbe aprire anche una scuola per la Polizia Locale a livello regionale, dimenticando alcune regole fondamentali. Gli agenti debbono essere motivati, ben comandati e hanno bisogno di esempi,  cose che a Verona e non solo non si vedono da tempo…Poi si possono fare tutte le  scuole del mondo con il rischio concreto che diventino solo degli inutili diplomifici e una comoda poltrona per qualcuno.

Le responsabilità

Il procuratore Tito solleva il vaso di pandora delle responsabilità, che non sono sempre del giudice, ma anche di leggi inadeguate ai tempi e, aggiungiamo, di iper garantismo delle stesse e della inefficacia dei minimi delle pene che andrebbero alzati e che permettono a molti di non andare in galera, così come ripete da tempo il Procuratore antimafia Gratteri.
Si aggiunga la mancanza di carceri. Non si costruisce nulla di nulla e dove li mettiamo i nuovi detenuti?

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Forse per strada o forse non li arrestiamo e li lasciamo a piede libero  con obbligo di firma..  o un bel daspo. Mettiamoci pure le blande regole d’ingaggio cui sono costrette le Forze dell’Ordine, che alla lunga demotivano quelli che si sono arruolati con convinzione e non per un posto fisso e l’inutilità di utilizzare l’Esercito visto che i militari hanno mani e piedi legati. 

Addestrati per la guerra servono purtroppo solo a fare la cosiddetta “guardia al barile di benzina”, schierati  solo con una funzione di immagine più che di sostanza. E come la mettiamo con i confini attraverso i quali entra chi vuole e come vuole? La Marina Militare  non è in grado di pattugliare le nostre frontiere marittime oppure non si vuole che lo faccia, preferendo mandarla in giro per il mondo al servizio di interessi non nostri?
Se non si blocca l’arrivo di migliaia di clandestini e non si rispediscono al mittente difficile dare una sterzata alla deriva presa.

La ‘ndrangheta in giacca e cravatta

Per quello che concerne  la ‘ndrangheta dopo le ultime indagini nel veronese, che essa sia abbondantemente infiltrata al Nord è un dato di fatto oggettivo, anche se pochi ne parlano . Basta leggere quanto scrive il Procuratore Antimafia Nicola Gratteri...nel suo libro ” Complici e colpevoli- Come il Nord ha aperto le porte alla ndrangheta”:…Ed. Mondadori… ” la ‘ndrangheta un modello organizzativo…nel tempo diventata un sistema criminale integrato, grazie a relazioni di  complicità e collusioni nella sfera dell’economia, della politica e delle istituzioni“. 

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Sempre Gratteri “…il Veneto è la regione con più alto numero di aziende connesse con la criminalità organizzata..”. Tutto avviene oramai tranquillamente, quasi alla luce del sole, dove non sono più i mafiosi a cercare imprenditori e politici, ma avviene l’inverso. “La ‘ndrangheta garantisce denaro e voti in cambio di appalti e subappalti (magari sarebbe interessante capire ad esempio come mai a Verona i lavori pubblici si trascinano per anni). Il ndranghetista non gira con la coppola e fucile, ma in giacca e cravatta”

Purtroppo, come per la microcriminalità, anche per quella organizzata manca alla fine la “volontà politica” di affrontare in modo radicale i problemi della sicurezza e della legalità. Si assiste  così ad uno scarica barile tra sinistra e destra, tra governo e opposizione, la stessa sceneggiata avviene a livello locale  tra vertici istituzionali, politicanti, maggioranza e opposizione. Alla fine nessun colpevole e quindi nessuno paga, le poltrone vengono mantenute, le carriere restano immacolate e agli italiani restano il danno e la beffa.

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