Un tesoro che dovrebbe essere più conosciuto

( Antonella Traina) Verona e il suo territorio prima dell’Arena e della dominazione romana. Dal paleolitico alla cives romana del primo secolo avanti Cristo. Questo è il progetto scientifico alla base del Museo Archeologico Nazionale che si trova in stradone S.Tommaso 3, accanto alla chiesa di S. Tommaso Cantauriense, nell’edifico di una ex caserma asburgica, appositamente ristrutturata e allestita.

«Per ora è visibile al pubblico l’ultimo piano, dove si trova la collezione di manufatti di epoca preistorica e protostorica» spiega Giovanna Falezza, direttrice del museo dal 2022, cioè dalla data della sua inaugurazione. La struttura però si pone degli obiettivi più ambiziosi, raccogliere in modo organico tutti i reperti trovati in circa trent’anni di scavi in città e in provincia.
Una volta ultimato l’allestimento, racconteranno in modo continuativo, dal punto di vista cronologico, la nascita e lo sviluppo della città di Verona, dall’età della pietra fino all’epoca romana.

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L’esposizione preistorica e protostorica è visitabile al terzo piano del museo, l’unico completamente ristrutturato offre un quadro della vita all’interno della provincia di Verona a partire da 300.000 anni a.c. sino al II-I secolo a.C. Fra i più importanti oggetti esposti c’è una pietra calcarea su cui è dipinto una figura antropomorfa, della comunemente sciamano proveniente da una grotta di Fumane, datata 38.000 anni a.C., considerata la più antica rappresentazione pittorica europea, risale al Paleoliticoo superiore. Ma anche un bicchiere di ceramica risalente al Neolitico, rinvenuto a Lugo di Grezzana; il pozzo dell’età del Bronzo rinvenuto a Bovolone nel 1999 e alcune spade dell’età del Bronzo che probabilmente fungevano da ex-voto.

«Lo sciamano è diventato il logo del museo» spiega la direttrice Falezza. Resta da ultimare il secondo piano, dove troveranno posto i reperti di epoca romana. L’inaugurazione avrebbe dovuto essere fatta quest’anno, ma un taglio nei finanziamenti da parte del Ministero della Cultura ha costretto a rimandarla a tempo indeterminato.

«Purtroppo il Ministero ha effettuato dei tagli nei fondi già stanziati a livello nazionale e questo provvedimento ha colpito anche la nostra struttura – spiega la direttrice -. Abbiamo già provveduto a inoltrare una richiesta formale perché ci vengano riattribuiti e, se la nostra domanda verrà accettata, allora potremmo completare il tutto in tempi brevi, anche entro il 2026. Allora inaugureremo la sezione romana».

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Quando sarà ultimato il museo archeologico nazionale di Verona racconterà la nascita e lo sviluppo della città dal paleolitico alla cives romana, tenendo conto di chi c’era, chi la abitava. A quanto pare non solo veronesi, ma anche persone venute da lontano, da altre parti dell’Italia e del Mediterraneo. Questo è stato possibile verificarlo attraverso analisi antropologiche del Dna delle ossa ritrovate nelle sepolture e nelle necropoli.

Scavi effettuati nell’area del Seminario hanno portato alla luce una necropoli del primo villaggio dell’età del ferro. Probabilmente quella che si può definire la prima Verona protostorica, anche se allora ovviamente non si chiamava così, anzi, non aveva neppure un nome. 

Solo nella seconda metà del primo secolo a.C., in epoca imperiale, si decise di edificare all’interno dell’ansa dell’Adige e porre le basi per la futura città. E’ in questo periodo che nasce la città romana così come la conosciamo, cioè con i monumenti più celebri, come il capitolium, che si trova sotto palazzo Maffei, a cui nel museo saranno dedicate due sale. Attorno, poi, sorsero gli altri edifici pubblici, come la curia e le comizie, sotto piazzetta Monte, e la basilica, dove oggi si trovano i palazzi che ospitano due famosi brand di intimo e di calzature sportive. Piazza Erbe, infine, era il foro dove convergevano le due strade principale della città romana, il cardo e il decumano massimo, via Cappello, corso Porta Borsari e via Sant’Anastasia.

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« A Verona sono stati compiuti numerosi scavi importanti, dagli anni ‘90 in poi, che hanno portato alla scoperta di edifici importanti di epoca romana». Ad esempio, risale all’epoca di Italia ‘90, quello in piazza Arditi d’Italia dove è stato trovato un quartier di fornaci, cioè fabbriche dell’epoca, adibite alla produzione di statuette di ceramica, maschere decorative e altri manufatti ornamentali che poi venivano commercializzate sia in Italia che oltralpe.

Altri scavi, condotti fino agli anni 2000, nella zona di piazza Albere, Spianà e Porta Palio, hanno portato alla luce una metropoli ricca di oggetti da toeletta, da gioco, ornamenti vari ma soprattutto vetri, per la cui produzione pare che Verona fosse molto famosa.

La scoperta archeologica sotto l’ex cinema Astra

L’immagine che se ne ricava è quella di una città ricca, commerciale, multietnica. L’analisi del Dna delle ossa ha permesso di scoprire la provenienza dei veronesi che la abitavano allora, praticamente da tutto il bacino del Mediterraneo e perfino da oltralpe. Una riprova indiretta è l’edificio scoperto sotto l’ex cinema Astra, in via Oberdan.

« Si ipotizza che fosse una sorta di hotel di lusso, un luogo di accoglienza, ricovero e servizi alla persona – spiega Giovanna Falezza. – E’ una struttura residenziale di alto livello con rifiniture di pregio come il seminterrato con mosaico a scaglie, tipico del veronese romano, pareti affrescate e riscaldamento nel sottopavimento e nelle pareti».

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Una struttura alle porte della città che, a detta dei ricercatori, poteva ospitare anche chi era di passaggio in questa città. Allora come oggi, Verona era uno snodo fondamentale per il commercio nel Nord Italia, il crocevia di strade importantissime, come la Postumia, che da Genova portava ad Aquileia, la Claudio Augusta, da Ostiglia raggiungeva la Val d’Adige e il Nord, e quella comunemente chiamata Gallica, corrispondente alla A4 attuale, cioè la Milano- Verona.

Sono tantissimi i reperti che aspettano di essere scelti ed esposti nell’ area del museo dedicata alla cives romana. Ben 800 casse, ad esempio, sono quelle ricavate solo dagli scavi effettuati in piazza Arditi. Materiale che, dopo essere stato selezionato, verrà esposto nel secondo piano del museo, quello in via di ultimazione e dedicato, appunto, all’epoca romana.

il Museo non solo luogo per appassionati o addetti ai lavori

Ma il Museo Archeologico Nazionale di Verona non è un luogo esclusivamente per appassionati o addetti ai lavori. Aperto tutta la settimana, propone una serie di iniziative dedicate a famiglie e scuole ma presta particolare attenzione ai bisogni delle persone con disabilità. Organizza, su richiesta, per le persone ipovedenti e non vedenti, per le persone con disabilità intellettiva o altra disabilità, percorsi guidati dedicati con, al loro interno, l’esperienza dell’esplorazione tattile di riproduzioni 3D di reperti archeologici.

Ma nel progetto realizzato il museo non deve essere solo un luogo per appassionati o, in generale, addetti ai lavori. «Nelle nostre intenzioni il museo deve essere un luogo per tutti, indipendentemente dall’età, dalla provenienza e dagli interessi – spiega Giovanna Falezza. -Vorremmo fare in modo che per le persone che lo visitino fosse un’esperienza soddisfacente, indipendentemente dall’età, dalla provenienza e dagli interessi personali». 

Per raggiungere questo obiettivo sono state organizzate tutta una serie di attività rivolte al pubblico ma anche ad associazioni e al quartiere. Le iniziative spaziano dalla possibilità di festeggiarvi il compleanno o di vivere l’esperienza di un vero scavo archeologico oppure di passare una notte al museo, con tanto di sacco a pelo e caccia al tesoro. Con La Ronda della Carità è attivo un progetto Particolare. «La Ronda non si occupa solo di aiutare le persone senza fissa dimora –dice Giovanna Falezza. -La loro associazione si occupa anche di aiuto all’integrazione e noi collaboriamo con loro». Il museo così ha un ruolo sociale e permette alle persone che vengono da altri paesi di conoscere la storia e la cultura della nostra provincia.