Concluso al Roma il congresso della fondazione
Democrazia Sovrana Popolare, DSP, ha celebrato il suo 1° congresso, quello della fondazione. L’idea di Marco Rizzo, ex comunista doc, che dopo aver abbandonato per profondi dissensi la sinistra attuale, ha fondato un nuovo movimento politico al di là della destra e della sinistra, ha preso corpo con una convention cui hanno partecipato i delegati di tutte le regioni d’Italia.
DSP si è data una struttura: il presidente nazionale è Francesco Toscano. Marco Rizzo il coordinatore nazionale. E s’è costituita tutta la struttura regione per regione. Il coordinatore del Veneto è Ennio Cunial, di Treviso. Quello di Verona, Alessandro Rancani.

La notizia che si costituisce un nuovo partito non sarebbe poi così rilevante. Ce ne sono già abbastanza. Il fatto nuovo però è che DSP è un partito completamente diverso da tutti gli altri. Ed è questo il fatto politicamente rilevante. La scelta di collocarsi ‘altrove’, al di fuori dello schema destra/sinistra, lo rende nuovo ed unico.
E non si tratta solo della dichiarazione d’intenti del suo fondatore. Lo si è potuto toccare con mano proprio nella sala congressi dell’Hotel Ergife, dove tra i 1500 presenti c’erano persone provenienti da esprime politiche di destra e di sinistra. Persone che nel passato, più o meno recente, s’erano confrontate, se non combattute su opposti fronti, ma che oggi si sono trovate in un unico contenitore che per definizione supera gli obsoleti paradigmi datati 1789, intendendo la politica in un’ottica del presente.
Che democrazia è senza sovranità?
«Oggi – ha illustrato Rizzo– non ha più senso dividersi far destra e sinistra. La scelta è se stare dalla parte dei popoli o da quella delle élite finanziarie. Per questo c’è Democrazia Sovrana Popolare». E già nel nome, DSP, c’è tutto. La democrazia senza sovranità non è nemmeno democrazia. E dev’essere popolare, perché la sovranità appartiene al popolo e non alle oligarchie del capitalismo finanziario.
L’Italia sta soffrendo della mancanza di sovranità, che ha ceduto in parte all’Unione Europea e in parte alla Nato. E per questo paga pesantemente dazio. E non solo quelli di Trump, che sarebbero il minimo. Ma quello di dover soggiacere ad interessi che non sono i nostri. Vedi i soldi che continuiamo a mandare in Ucraina o quelli stanziati per il riarmo per difenderci da un nemico immaginario: la Russia.

Ed a questo proposito l’intervento dell’ambasciatore russo Alexey Paramonov, che dopo aver letto il messaggio del ministro degli esteri Lavrov, ha chiarito che Mosca non ce l’ha né con l’Italia né con gli Italiani, perché sa che quello che fa il nostro governo è ciò che gli impongono la Nato e l’Ue. Ed andando subito al cuore dei problemi, fra gli applausi, ha affermato che siamo tutti europei e non ‘occidentali’ o ‘orientali’!
Tra gli ospiti Joe Hoft, fondatore del Gateway Pundit Usa; Mona Abuamara, ambasciatore della Palestina; lo slovacco Lobos Blaha, del partito di Robert Fico

