Sporcizia e rischio sanitario
(Claudio Beccalossi) “Uccellacci e uccellini” è il titolo dell’ultimo film interpretato da protagonista, nel 1966, dal grande Totò assieme a Ninetto Davoli, con soggetto, sceneggiatura e regia di Pier Paolo Pasolini. Corvo, falchi e passeri facevano parte della trama grottesca. Così com’è altrettanto, se non più, grottesco, con imbarazzanti punte di palese degrado, il canovaccio che si replica soprattutto in un portico di via Luigi da Porto appartenente alle ex strutture del campo fiera cavalli (realizzate, secondo vari lotti di lavori, tra il 1897 ed il 1928), negli Orti di Biadego, oltre le mura comunali di Verona, tra il fiume Adige e l’odierna via del Pontiere.

Nell’ambito coperto, negli immediati pressi d’un ufficio postale dal rilevante afflusso ed a non molta distanza dal Comando centrale della Polizia locale, avevano trovato riparo notturno vagabondi e senzatetto su sudici cartoni e coperte distesi sulla pavimentazione sconnessa a cubetti di porfido, con licenza di fare i propri bisogni dove più faceva comodo, con conseguenti miasma mefitico ed incognite igienico-sanitarie.
Fatti allontanare, gli stessi (o gli emuli) sembrano essere tornati ad utilizzare nottetempo lo spazio, come dimostrano un lercio materasso, cartoni ed indumenti dispersi, avanzi di cibo e contenitori vuoti di bevande lasciati in giro in disdegno di civiltà. Si tratta d’una “frequenza”, a quanto pare, di provenienza anche araba, con scritte nella relativa lingua su muri e saracinesche, forse per “ricordo” o “marchio” del “soggiorno”.

L’andazzo del disagio s’aggiunge all’imperversare, in quello stesso contesto, di stormi di piccioni (Columba livia, famiglia columbidae) che v’imperversano indisturbati, senza alcun intervento ostativo istituzionale, scaricandovi il loro guano, inquinando l’impiantito e le parti sporgenti degli edifici, comprese una videocamera esterna dell’ufficio postale ed il condensatore d’un impianto d’aria condizionata, alla faccia di dissuasori con punte metalliche antiuccelli.

Degrado urbano, umano e rischio sanitario
Le deiezioni e gli acidi urici dei volatili non vanno minimizzati o fatti passare per… attrattiva “alternativa” di folclore locale ad uso e consumo dei turisti, magari per farsi un selfie. Oltre a costituire elemento deturpante di palazzi, monumenti, veicoli e di contaminazione di alimenti o merci, il guano degli invadenti piccioni, come da avallo scientifico, può procurare problematiche nocive alla salute delle persone (salmonellosi, istoplasmosi, criptococcosi, ornitosi o psittacosi). Causa di difficoltà respiratorie, infezioni intestinali e, in specifiche circostanze, meningiti.
Il guano, inoltre, è possibile ricettacolo di parassiti (zecche, pulci ed acari) atti, a loro volta, ad infettare malattie. Le particelle malsane del guano secco dei piccioni, se inalate, sono in grado di provocare infezioni polmonari, mentre il contatto diretto con il guano fresco (certamente casuale) rischia di favorire l’innesco di patologie cutanee ed intestinali.

La pessima situazione del portico in via Luigi da Porto, nell’incuria sociale e nell’assente profilassi, rischia di degenerare, con minacce per la sicurezza e la sanità di quanti utilizzano i parcheggi limitrofi o passano vicino recandosi in visita alla Tomba di Giulietta ed al Museo degli Affreschi “Giovanni Battista Cavalcaselle”. È pressante, perciò, l’esigenza di servizi di tutela pubblica e di bonifica generale (magari con maggior illuminazione ed attività veterinaria in supporto), che preveda successivi monitoraggi periodici.
