( a.z.) Paolo Arrigoni, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), si è dimesso venerdì scorso, anticipando di un anno la naturale scadenza del mandato, prevista con l’approvazione del Bilancio d’esercizio 2026.
La decisione, come precisato dallo stesso Arrigoni, è stata assunta per motivi strettamente personali. Le dimissioni diventeranno effettive a partire dal 1° febbraio 2026, aprendo così una fase di transizione alla guida di uno dei principali enti strategici del sistema energetico nazionale.
Il GSE svolge un ruolo centrale nella gestione degli incentivi alle fonti rinnovabili, nell’efficienza energetica e nel supporto alle politiche pubbliche di decarbonizzazione, rendendo la presidenza della società una posizione di particolare rilievo nel quadro delle strategie energetiche italiane.Nel comunicato ufficiale, il Consiglio di Amministrazione ha espresso il proprio ringraziamento a Paolo Arrigoni «per l’attività svolta e per il contributo fornito nel corso del mandato», sottolineando l’impegno profuso alla guida della società in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni del settore energetico, tra transizione ecologica, riforme regolatorie e tensioni sui mercati internazionali dell’energia.
Arrigoni, già parlamentare in quota Lega e figura di riferimento nell’ambito delle politiche energetiche, aveva assunto la presidenza del GSE in un momento cruciale per l’attuazione degli obiettivi nazionali ed europei in materia di sostenibilità e sicurezza energetica, proprio nel 2023 all’apice della crisi.
Resta ora da capire quali saranno le tempistiche e le modalità di nomina del nuovo Presidente, che dovrà garantire continuità operativa e affrontare le sfide legate allo sviluppo delle rinnovabili, alla semplificazione degli incentivi e all’attuazione del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.
L’importanza del GSE
E si aprirà, infatti, una partita politica di grande rilievo, dato che il GSE è uno dei più importanti enti italiani e che oggi ha in gestione praticamente tutte le principali agevolazioni per le imprese, dalla 4.0, alla 5.0 passando per iperammortamento e comunità energetiche rinnovabili, per ben oltre 16 miliardi di euro all’anno di movimentazioni.

Per il Veneto e per Verona, potrebbe essere un’occasione di inserire una propria figura di rilievo in un ente strategico nazionale, dato che da troppo tempo la nostra regione e la nostra provincia in particolare non riescono ad esperimere figure apicali sullo scenario nazionale.
Sarebbe dunque il momento opportuno per la nostra classe dirigente di chiedere con forza la presidenza del GSE, anche perché non mancano le figure e le capacità sul territorio veronese, per dare un valore aggiunto rilevante a questo importante ente, facendo sintesi tra i bisogni del comparto produttivo e manifatturiero con la strategia energetica nazionale.
