L’Europa colpisce le proprie imprese

Il tetto alle importazioni di ammoniaca russa previsto nel 20° pacchetto di sanzioni europee è l’ennesima misura ideologica che rischia di travolgere l’economia reale, a partire dall’agricoltura. «A chi giova davvero questa politica?» chiede il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi, che da oltre 10 anni ne denuncia i danni per la nostra economia.

E spiega: «l’ammoniaca è la base dei fertilizzanti azotati – urea, nitrato ammonico, UAN – indispensabili per la produzione di cereali, mais e colture orticole. Oggi circa il 26% delle importazioni UE proviene dalla Russia. Ridurne i volumi significa comprimere l’offerta e aumentare i prezzi in un mercato già sotto pressione».

Ed anche per l’ammoniaca vale il meccanismo innescato dal blocco al gas russo. Gli agricoltori saranno costretti a ricorrere a fornitori più costosi come Stati Uniti, Qatar o Algeria, con rincari stimati tra il 10% e il 20% o più. E in ultima analisi saranno i consumatori a farne le spese.

Le sanzioni colpiscono soprattutto i fertilizzanti

I fertilizzanti sono già aumentati fino al 49% rispetto ai livelli pre-crisi. Per molte aziende agricole italiane rappresentano fino al 30% dei costi di produzione. Un ulteriore rincaro può significare margini azzerati, investimenti bloccati, aziende in difficoltà.
Le conseguenze sono evidenti: aumento dei costi agricoli (fino al 6-14% medio in Europa), possibile riduzione dell’uso di fertilizzanti, calo delle rese, maggiore dipendenza dalle importazioni alimentari extra-UE. Con il paradosso di penalizzare i nostri produttori mentre entrano nel mercato europeo prodotti provenienti da Paesi che non rispettano i nostri stessi standard ambientali e sociali.

«A questo punto – conclude Valdegamberi– la domanda è inevitabile: l’’Unione Europea sta davvero lavorando nell’interesse delle proprie imprese e dei propri cittadini, oppure queste scelte rispondono a pressioni e interessi che poco hanno a che vedere con la tutela dell’economia reale europea?
Non è accettabile che agricoltori, imprese e famiglie continuino a pagare il prezzo di decisioni che indeboliscono la competitività del nostro sistema produttivo. L’Europa deve tornare a difendere la propria industria, la propria agricoltura e la propria sovranità alimentare.
Il Veneto e l’Italia non possono essere spettatori passivi di politiche che rischiano di trasformarsi in un grave danno strutturale per tutto il comparto agroalimentare europeo. Serve una revisione immediata di queste scelte, mettendo al centro il lavoro, la produzione e gli interessi concreti dei cittadini europei».