(o.a.) Ancora armi all’Ucraina. Il governo non si limita a far approvare un decreto, ma alla Camera chiede addirittura la fiducia che è l’atto parlamentare più importante con il quale impegna la propria maggioranza. Il governo Meloni lo ha fatto per approvare la scelta di mandare ancora soldi e armi all’Ucraina. Il che significa che la ritiene fondamentale.

Una scelta non condivisibile per tanti motivi. Primo fra tutti perché è incostituzionale. La Costituzione all’art.11 recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

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Anche un bambino è in grado di afferrare la contraddizione della scelta del governo con questo principio fondante la Repubblica. 

Poi non deve sfuggire che l’Italia, mettendosi dalla parte di chi la guerra l’ha già persa, va a condividere la responsabilità per tutti le morti che ogni giorno avvengono e avverranno inutilmente in quel pezzo d’Europa. 

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https://www.giornaleadige.it/2025/11/23/mandare-figli-in-guerra/Alla base c’è l’inerzia di una presa di posizione sbagliata fin dal 2022 per non aver voluto capire che in Ucraina era in corso una guerra fra Russia e Stati Uniti per ‘interposta persona’.
Allora il presidente americano era Biden. L’Italia, come l’UE e la Nato, si sono accodati. Però nel 2025 alla Casa Bianca è arrivato Trump, che la guerra la vuole finire.
Cadeva così la motivazione: siamo nella Nato e dobbiamo fare quello che vuole l’America, stato guida. Ma adesso che la guerra Trump non la vuole più e che anzi dice ‘se la volete fatevela voi’, quale occasione migliore per sfilarsi?

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Invece ecco che arriva il voto per continuare l’invio di armi e soldi a Zelensky&soci.  Una scelta incomprensibile e dannosa che paghiamo a caro prezzo. Si pensi solo al costo del gas quadruplicato e alla chiusura del mercato russo per molte aziende italiane sia per l’import che per export: un danno gravissimo.