(David Benedetti*) Sara -nome di fantasia- ha sedici anni e da settimane non mette piede in classe. Non perché non studi, non per ribellione. Sara non torna a scuola perché si sente brutta. Inferiore. Invisibile.

Ogni mattina, davanti allo specchio, il confronto è impietoso: i corpi perfetti delle compagne, le foto sui social, i commenti sussurrati nei corridoi. “Non sono come loro”, si ripete. E quel pensiero diventa un macigno che pesa più di qualunque interrogazione. La scuola, da luogo di crescita, si trasforma in un tribunale quotidiano dove il voto più duro non è sul registro, ma negli sguardi.

La storia di Sara non è un’eccezione

La storia di Sara non è un’eccezione. Sempre più adolescenti rinunciano alla scuola perché schiacciati da un senso di inadeguatezza che non lascia scampo. Secondo psicologi ed educatori , l’ossessione per l’immagine e il confronto continuo alimentano un disagio profondo, spesso silenzioso. Chi si sente “sbagliato” tende a sparire, a chiudersi in casa, a cancellarsi.

SARA 2

Non è pigrizia, non è capriccio. È paura. Paura di non essere all’altezza, di occupare uno spazio che si sente di non meritare. E mentre le assenze aumentano, il rischio è che nessuno se ne accorga davvero.

La scuola dovrebbe essere il luogo in cui si impara a diventare sé stessi, non a odiarsi. Ma per ragazze come Sara, oggi, tornare in classe significa prima di tutto vincere una battaglia contro lo specchio. E non sempre si è pronti a combatterla da soli.

*insegnante Liceo Scientifico