(E.D. Dall’Ora) Anche quest’anno siamo arrivati all’ 8 marzo e come ogni anno provo un certo disagio. E so che non sono la sola. L’8 Marzo 1975 l’ONU celebrò la Giornata Internazionale della Donna e ne consolidò la data in numerosi Paesi. In Italia è meglio conosciuta come la Festa della Donna.
Riguardo al perché come data l’8 marzo, le interpretazioni sono diverse, tanto che nel corso degli anni sono state fatte varie supposizioni. Sembra che la prima giornata dedicata alle donne sia stata celebrata negli Stati Uniti nel febbraio 1909 quando le donne scioperarono per protestare per le condizioni lavorative.
Altri studiosi sostengono che la giornata sia nata per ricordare le vittime di un incendio avvenuto a New York in una fabbrica a marzo 1911, mentre altri collegano la data ad una manifestazione di rivolta avvenuta l’8 marzo 1917 quando a Pietroburgo le donne scesero in piazza per rivendicare la fine della guerra e migliori condizioni di vita.
Nobili gli scopi, nulla da eccepire, ma perché la condizione della donna deve essere sempre legata a delle battaglie, a degli scioperi?
O meglio, perché la donna deve sentirsi ingiustamente trattata tanto da combattere per avere un riconoscimento sociale? Perché deve rivendicare una festa particolare? Questa, come idea non è forse l’opposto della parità che si rivendica?
L’8 marzo sto a casa mia
Domande che mi pongo e sulle quali rifletto spesso. Amiche e conoscenti oggi mi invitano a uscire, generalmente a festeggiare, senza ben sapere delle ricorrenze a cui si dovrebbe risalire. È una festa…una festa che ha perso ogni connotazione storica o culturale.
Io non ci sto, e al mio diniego ad unirmi a loro e alle motivazioni che porto la risposta è sempre la stessa. Mi si dà ragione ma….mi viene detto: “così fan tutte”. La frase mi ricorda solo la buffa opera di Mozart perché in realtà “non fan tutte così” o meglio non la pensano tutte così.
Sono una donna normale, impegnata professionalmente, socialmente ed in famiglia e non ho bisogno di uscire stasera a cena e divertirmi perché oggi è socialmente esortato o permesso.
Ci sono donne eccezionali qui a Verona che anche l’8 marzo operano nel volontariato, sono ai loro posti di lavoro come dottoresse medici, infermiere, poliziotte e tante ancora. Non ci serve una giornata particolare per attirare l’attenzione, per distinguerci come donne o per accrescere la nostra autostima.
La mia capacità di comprendere, di organizzare la mia giornata, di impegnarmi nei miei campi esprimendo la mia preparazione in alcuni settori o la mia incapacità o debolezza per altri non mi fanno sentire socialmente incompresa o peggio inferiore tanto da meritarmi una specie di premio, ovvero una giornata dedicata a me come donna.
Quando finalmente le donne parleranno di pari opportunità e pari qualità, pari competenze in occasioni lavorative o di vita indipendentemente dal genere femminile o maschile senza distinzioni mi unirò al loro coro e invece di mimose, (fiore simbolo scelto esattamente 80 anni fa) facile da trovare, ma destinate a pochi giorni di vita, distribuirò rametti di ciliegio già in fiore nei nostri giardini come auspicio del nostro continuo divenire.
