Dialogo pittorico tra Anna Caser e Adriano Cecco in sala Birolli
A Verona l’arte contemporanea torna a interrogare il rapporto tra realtà e immaginazione. Domenica 15 marzo 2026 alle 18 inaugura alla Sala Birolli la mostra “Anna Caser, Adriano Cecco: visioni trasognate”, progetto espositivo curato da Gaia Guarienti e Federico Martinelli e organizzato dall’Associazione Culturale Quinta Parete in collaborazione con la 1^ Circoscrizione del Comune di Verona Centro Storico.
L’esposizione, che resterà aperta al pubblico dal 17 marzo al 9 aprile con ingresso libero, propone oltre 60 opere e mette in dialogo due artisti appartenenti a generazioni diverse ma accomunati da una forte tensione verso l’astrazione e la ricerca sul colore. All’inaugurazione è previsto anche un momento musicale di improvvisazione jazz con i musicisti Sbibu e Marco Pasetto.
Il progetto espositivo nasce dall’idea di costruire un confronto diretto tra due percorsi artistici autonomi, ma capaci di trovare punti di contatto nella dimensione poetica del colore. Le opere di Anna Caser e Adriano Cecco, pur conservando talvolta tracce figurative, si muovono infatti in uno spazio sospeso tra percezione e immaginazione, dove la pittura diventa terreno di esplorazione interiore.
La mostra prende avvio proprio dal colore come origine del pensiero visivo: non un elemento subordinato alla forma, ma una forza generativa capace di evocare immagini, emozioni e relazioni. La materia pittorica, talvolta intensa e stratificata, talvolta più rarefatta e luminosa, restituisce il valore di una pratica artigianale fatta di tempo, gesti e sapienza tecnica.
Secondo il curatore Federico Martinelli, la mostra nasce da un intento preciso: “Visioni trasognate nasce dal desiderio di mettere in relazione due ricerche che fanno del colore un dispositivo di pensiero, capace di generare forma, spazio e senso. In Caser e Cecco il gesto pittorico diventa un atto conoscitivo che attraversa il confine tra percezione razionale e dimensione inconscia.”
Anche la curatrice Gaia Guarienti sottolinea il valore poetico del dialogo tra i due artisti:“Il confronto tra Anna Caser e Adriano Cecco mostra come l’immaginazione possa diventare una pratica critica, una forma di resistenza poetica alla semplificazione del presente. Le opere chiedono allo spettatore di fermarsi, di sostare in un tempo lento in cui il sogno non fugge la realtà ma la trasforma.”

Due percorsi, una tensione comune… la ricerca pittorica di Anna Caser si sviluppa a partire dagli anni ’70 e attraversa numerose esperienze espositive in Italia e all’estero. Il suo lavoro si muove tra rigore formale e libertà espressiva, con una particolare attenzione allo studio delle strutture naturali e dei modelli frattali. La frammentazione della geometria e del colore diventa così uno strumento per indagare l’ordine nascosto che governa il caos apparente del mondo.
Diverso ma complementare il percorso di Adriano Cecco. Partito da una pittura fortemente materica e carica di suggestioni psicologiche, l’artista ha progressivamente ridotto il linguaggio visivo verso forme sempre più essenziali. Tagli, superfici attraversate e cromie dissonanti caratterizzano le sue opere, che negli ultimi anni si sono avvicinate anche alla dimensione scientifica, con lavori ispirati al microcosmo e alle strutture cellulari.I due artisti hanno inoltre condiviso alcune esperienze progettuali, tra cui la fondazione del gruppo ACCA, nato come laboratorio di sperimentazione e confronto tra linguaggi diversi.
Accanto al percorso espositivo, la mostra diventa spazio di incontro e prevede momenti di approfondimento aperti al pubblico. Tra gli appuntamenti in programma, il 28 marzo sarà proiettato il documentario “Anna cammina sicura”, seguito da una conversazione con l’artista. L’8 aprile sarà invece dedicato a un incontro con Adriano Cecco dal titolo “Oltre la tela: tagli, bende e cromie dissonanti”, dedicato al tema della materia pittorica. Con Visioni trasognate, la Sala Birolli conferma il proprio ruolo di spazio dinamico per la cultura contemporanea nel centro storico veronese.
Negli ultimi anni l’Associazione Quinta Parete ha infatti promosso numerose iniziative espositive, contribuendo a mantenere vivo il dialogo tra artisti, curatori e pubblico. In questo contesto, la mostra si propone non solo come un’esposizione, ma come un’esperienza di attraversamento: un invito a lasciarsi guidare dal colore e dalle sue possibilità evocative, tra percezione, memoria e immaginazione.
