(di Gianni Schicchi) Secondo concerto del Ristori Baroque Festival con la partecipazione della prestigiosa Akademie fṻr Alte Musik Berlin (Akamus) propostasi in un programma dedicato all’intera famiglia Bach, dove accanto al capostipite Johann Sebastian figuravano i figli Carl Philipp Emanuel e Wihlelm Friedemann, con le loro Sonate a tre in si minore e si bemolle maggiore. 

Un programma di spessore che si concludeva poi con la nota Offerta Musicale in re minore del capostipite, pagina tra le più emblematiche e forse anche misteriose dell’ultimo Bach. Un labirinto musicale sul celebre tema fortemente cromatico concepito da Federico re di Prussia, all’epoca del soggiorno di Bach a Postdam, dove il figlio Carl Philipp Emanuel prestava servizio come cembalista nell’orchestra regia.

A differenza però del soggetto che dà la stura ai molti contrappunti dell’Arte della Fuga, il tema regio dell’Offerta Musicale non è propriamente un soggetto da Fuga, non prestandosi a strette di sorta, ma semmai molto meglio all’invenzione di controsoggetti e variazioni. Inoltre mentre l’Arte della Fuga è una sorta di trattato pratico sulla composizione di Fughe senza un destinatario specifico, l’Offerta Musicale si presta e fu concepita invece per una esecuzione reale (notoriamente lo stesso re era un abile flautista) per la gioia della corte prussiana. I molti canoni diversamente strutturati lasciano il passo a due Ricercari (uno a tre voci ed uno a sei) ed una Sonata a tre del genere da chiesa che occupa quasi il centro della raccolta e si distacca molto per la sua complessità di scrittura dal modello della Sonata contemporanea. 

Come è noto, gli organici previsti per l’Offerta non furono indicati con assoluta precisione, anche se un ruolo di spicco venne riservato al flauto traverso, strumento prediletto da Federico II che lo suonava da autentico virtuoso, insieme al violino ed al clavicembalo.

Certamente l’Offerta Musicale è una montagna monumentale da scalare con avvedutezza, equilibrio, lasciandosi inebriare dall’horror vacui bachiano che riempie ogni spazio – ad ogni voce che si ferma ne corrisponde un’altra che viene opportunamente a riempire il vuoto. Il discorso che ne consegue è sempre unitario come si trattasse di una unica caleidoscopica voce multicolore.  E resta quasi la meraviglia che un discorso musicalmente così complesso possa realizzarsi col contributo di un numero limitato di strumenti che riempiono comunque la gamma sonora ad essi accessibile: violino, flauto, clavicembalo, violoncello, la formazione con cui l’Accademia tedesca si è presentata. 

In programma c’era di rilevante anche la Sonata a tre di Carl Philipp Emanuel – il più celebre dei figli di Bach e maggiore esponente dell’Empfindsamer Stil (stile sentimentale) – una originale espressione del momento di passaggio tra il tramonto del barocco e gli albori del classico. 

Nella sua esecuzione la Akademie Alte di Berlino mostra di saper tesaurizza la sua ultradecennale esperienza interpretativa, da cui si sono apprezzate: la sicura intonazione, la squisita musicalità, la capacità di arrangiare i temi senza perdere lo spirito della musica. Tratti distintivi dell’esecuzione sono stati ancora: l’eleganza, l’equilibrio, una decantata sobrietà, come si confà ad un monumento sonoro che ha attraversato i secoli senza che scemasse la sua carica di mistero e di straordinarietà. La proposta dell’Akademia tedesca è apparsa sempre di squisito livello, grazie ad un approccio stilistico aggiornato, dovuto ad un gruppo di strumentisti assai agguerriti e di sicuro valore. Ogni concerto è stato così restituito al suo peculiare splendore timbrico, alla sua concezione virtuosistica e alla sua compiuta sintesi stilistica, nell’ambito di una condotta agogica ed assertiva, grazie ai tempi sempre condivisibili. Successo vivo della serata salutata con applausi ritmati al termine.