L’ideologia uccide l’Europa

( Attilio Zorzi) La decisione degli Stati Uniti di sospendere temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo, nel pieno della crisi energetica provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz, dimostra una verità che in Europa molti continuano a ignorare: quando la realtà bussa alla porta, l’ideologia non basta.

Washington ha scelto il pragmatismo autorizzando per 30 giorni, dal 12 marzo all’11 aprile, l’acquisto di petrolio russo già caricato sulle navi e rimasto bloccato in mare a causa delle sanzioni e della crisi in Medio Oriente. La misura riguarda solo greggio già in transito e serve a rimettere sul mercato circa cento milioni di barili, con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare i prezzi e garantire le forniture globali.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha chiarito che si tratta di un provvedimento limitato e temporaneo, pensato per evitare un ulteriore shock energetico mentre il petrolio supera i 100 dollari al barile e le rotte nel Golfo restano a rischio. In altre parole, gli Stati Uniti hanno fatto una scelta realista: prima viene la sicurezza energetica, poi le posizioni ideologiche.

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Tra l’altro la Russia, ha fatto ironicamente notare che senza il loro petrolio non può essere garantita stabilità ai flussi e ai prezzi energetici globali.
Le critiche arrivate da Parigi, Berlino e da altri governi europei appaiono invece più politiche che concrete. Non è possibile ignorare quanto pesino sulla nostra economia le materie prime russe. Significa non voler vedere la realtà. L’Europa resta fortemente dipendente da energia e risorse che non può sostituire in tempi brevi senza pagare un prezzo economico altissimo.

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Le sanzioni danneggiano solo chi le fa

Continuare a muoversi solo in nome dei principi, senza considerare gli effetti su industria, inflazione e competitività, rischia di trascinare il continente verso una stagflazione prolungata. Prezzi elevati dell’energia, carenza di materie prime e crescita ferma sono una combinazione che può distruggere il tessuto produttivo europeo molto più rapidamente di qualsiasi scelta diplomatica.

Per questo trattare e commerciare con la Russia non è una resa, ma una necessità. Gli Stati Uniti lo hanno capito e hanno agito di conseguenza, sbloccando temporaneamente le sanzioni per evitare una crisi globale delle forniture.
L’Europa dovrebbe fare lo stesso. Anche Roma, insieme a Parigi e Berlino, dovrebbe abbandonare l’approccio ideologico e adottare una linea più realista: senza energia e materie prime, l’economia europea non regge, e ignorarlo significa fare danni prima di tutto a se stessi.
Sveglia, Italia!