Una partecipazione calorosa e attenta ha accompagnato domenica 15 marzo l’apertura della mostra “Anna Caser, Adriano Cecco: Visioni trasognate”, progetto curato da Gaia Guarienti e Federico Martinelli e promosso dall’Associazione Culturale Quinta Parete. All’inaugurazione hanno preso parte oltre 240 visitatori, un dato significativo che testimonia l’interesse della città verso una proposta culturale capace di unire ricerca artistica e qualità curatoriale.
L’evento si è svolto in un’atmosfera coinvolgente, arricchita dalla musica dal vivo di Marco Pasetto e Sbibu, due musicisti che con le loro improvvisazioni hanno costruito un accompagnamento sonoro discreto ma evocativo. Le loro sonorità hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso espositivo, creando un dialogo spontaneo con le opere e amplificando il carattere contemplativo della mostra.
Il progetto espositivo, che riunisce oltre sessanta opere, mette in relazione due percorsi artistici differenti ma sorprendentemente affini nella sensibilità: quelli di Anna Caser e Adriano Cecco.
Nella pittura di Caser emerge una dimensione sospesa e introspettiva. I suoi blu profondi e stratificati sembrano aprire spazi interiori in cui lo sguardo può muoversi lentamente, quasi come in un paesaggio mentale. Il colore diventa superficie emotiva, capace di accogliere lo spettatore e condurlo verso una percezione più meditativa. Accanto a queste tonalità affiorano rossi e gialli luminosi, che ricordano bagliori di alba o tramonti lontani, immagini che sembrano emergere da una memoria lenta e poetica.
Diversa ma altrettanto intensa è la ricerca di Adriano Cecco. Il suo lavoro attraversa due momenti distinti: una prima fase caratterizzata da strutture geometriche nette e da una forte componente materica, spesso attraversata da inserti di tela e bende; e una fase più recente in cui il linguaggio pittorico si apre a soluzioni più libere e concettuali. In queste opere la materia diventa terreno di indagine emotiva e simbolica, lasciando spazio a una pittura più istintiva e stratificata.
«L’idea della mostra nasce dal desiderio di far incontrare due artisti che, pur muovendosi in territori diversi, condividono una stessa attenzione verso il colore come elemento generativo», spiega il co-curatore Federico Martinelli. «Nel lavoro di Caser e Cecco il colore non è mai semplice decorazione: è una struttura che costruisce lo spazio dell’opera e che attiva nello spettatore una dimensione di riflessione e immaginazione».
A sottolineare il senso del dialogo tra i due artisti è anche la co-curatrice Gaia Guarienti, che evidenzia il valore poetico del progetto: «Questa mostra mette in relazione due ricerche che invitano a rallentare lo sguardo. In entrambe le poetiche la pittura diventa uno spazio di resistenza alla superficialità del presente. Le opere chiedono tempo e attenzione, e proprio per questo aprono uno spazio di immaginazione in cui lo spettatore può riconoscersi».
Un ruolo importante nella realizzazione dell’iniziativa è stato svolto dall’Associazione Quinta Parete, che negli anni ha trasformato la Sala Birolli in uno dei luoghi più dinamici per l’arte contemporanea cittadina. Ogni progetto espositivo dimostra una cura progettuale e un’attenzione curatoriale che permettono allo spazio di confrontarsi con realtà museali ben più strutturate.
La mostra è stata realizzata anche grazie al sostegno di BCC Valpolicella Benaco, realtà bancaria fortemente radicata nel territorio e da tempo attenta alla promozione delle iniziative culturali locali.
Il valore di questo lavoro è stato riconosciuto anche dalla 1ª Circoscrizione del Comune di Verona, che ha più volte sottolineato l’importanza della Sala Birolli come luogo capace di ospitare artisti di rilievo nazionale e di offrire alla città occasioni culturali di alto livello.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 9 aprile e sarà accompagnata da incontri e momenti di approfondimento con gli artisti, offrendo ulteriori occasioni per avvicinarsi alle visioni trasognate di Anna Caser e Adriano Cecco.
