(di Francesca Romana Riello) Cinquemila studenti per la sicurezza stradale: la lezione che parte dalle scuole; c’è un momento in cui le parole smettono di essere teoria e iniziano a restare. Non succede sempre. Ma quando succede, si vede.

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale

Uno spazio che diventa racconto

Alla Loggia di Fra’ Giocondo, a Palazzo Scaligero, il progetto “Comuni e Province per la Mobilità Sicura” ha tirato le somme davanti a chi lo ha attraversato davvero.

Studenti, insegnanti, istituzioni. Ma soprattutto ragazzi che, in questi mesi, non si sono limitati ad ascoltare.

Un anno di lavoro, da aprile a marzo. Promosso da Upi e coordinato nel Veronese dalla Provincia.

Sei istituti coinvolti, oltre cinquemila studenti, più di venti iniziative tra incontri, testimonianze e momenti di confronto.

Il Marie Curie come capofila,poi Bolisani, Medi, Sanmicheli, Copernico-Pasoli e Marconi.

Scuole diverse, contesti diversi, ma un percorso comune.

Il punto di partenza era chiaro. Parlare di sicurezza stradale non come una lista di regole da ricordare, ma come qualcosa da capire davvero ,da interiorizzare.

Per farlo si è scelto un linguaggio che non lascia spazio a distanza; quello delle testimonianze:forze dell’ordine, soccorritori, psicologi e associazioni.

E chi sulla strada ha perso qualcuno, o ogni giorno ne vede le conseguenze. In questi casi le parole non restano astratte, arrivano e restano.

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale: la lezione che parte dalle scuole

I temi sono quelli che, nella realtà, fanno la differenza in pochi secondi; alcol, sostanze, distrazione e il cellulare su tutti.Non più eccezione, ma abitudine pericolosa.

Accanto a questo, le basi. Il codice della strada, i limiti, i comportamenti corretti. Regole semplici, che però troppo spesso vengono trattate come opzionali.

Tra i concetti che tornano, uno in particolare.Il “passeggero consapevole”. Non chi sta seduto e basta, ma chi può intervenire, dire qualcosa, fermare una scelta sbagliata. Un ruolo piccolo solo in apparenza, ma che cambia la dinamica.

Gli incontri si sono mossi tra spazi diversi. Dentro le scuole, nelle assemblee d’istituto. Fuori, al Motor Bike Expo, alla Motorizzazione Civile di Treviso. Contesti diversi, stesso messaggio.

Declinato, ogni volta, in modo concreto. Poi, a un certo punto, qualcosa si è spostato. I ragazzi hanno smesso di essere solo destinatari.

Il Bolisani ha realizzato un’infografica sul nuovo codice della strada.

Gli studenti del Medi hanno girato un video sull’uso del cellulare alla guida. Non esercizi,ma contenuti pensati per parlare ad altri ragazzi.

È lì che il progetto cambia passo. Quando il messaggio non arriva più dall’alto, ma circola tra pari.

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale

Quando i ragazzi diventano parte del messaggio

«L’aspetto che è andato oltre le aspettative è stato l’impegno degli studenti», ha spiegato il presidente della Provincia Flavio Pasini.

«Non solo hanno seguito con attenzione, ma hanno realizzato loro stessi testi e video per comunicare quanto sia importante la sicurezza stradale».

Un passaggio che non è secondario. Perché sposta il ruolo dei ragazzi.

«Chiederò all’Unione delle Province d’Italia che il progetto possa avere un seguito», ha aggiunto. Anche il prefetto Demetrio Martino insiste sulla stessa linea.

«È indispensabile partire dai giovani, perché sono più recettivi. Siamo orgogliosi dei nostri ragazzi, che su questo tema sono i nostri primi alleati».

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale

Non solo destinatari, quindi. Ma parte attiva.

Un cambio di prospettiva che si riflette anche nel lavoro delle scuole.

«L’apprendimento inizia sempre dalla parte emotiva», osserva Anastasia Zanoncelli, dirigente del Marie Curie.

«È quello che abbiamo applicato anche a questo progetto».

Le testimonianze, in questo senso, hanno fatto la differenza. Perché portano dentro le aule qualcosa che non è simulabile.

A supporto delle attività, la Provincia ha affiancato anche una campagna di comunicazione più ampia, curata da Tagliani Gruppo Adv.

Un lavoro pensato per uscire dalle scuole e arrivare anche a famiglie, insegnanti, educatori, perché i comportamenti non si costruiscono solo in classe. E quello che succede fuori pesa almeno quanto quello che si impara dentro.

Il progetto si chiude con numeri importanti. Ma non è solo una questione di numeri. Resta la sensazione ,riportata da più parti, che qualcosa sia passato davvero. Non solo spiegato, ma capito, non solo ascoltato, ma fatto proprio.E, in alcuni casi, già rimesso in circolo.

Perché a un certo punto non basta più parlare serve arrivare.

Cinquemila studenti per la sicurezza stradale